mercoledì 26 agosto 2026 ore 16:32
Ricordi quel farmaco comprato in farmacia tre anni fa? È solo un ricordo? Sicura che non ci sia più traccia nel tuo corpo? Perché, a dirla tutta, un nuovo studio ci racconta il contrario. E non parliamo di antibiotici, quelli ormai li conosciamo tutti come "i cattivi" della flora intestinale. Qui si parla di farmaci che prendiamo con leggerezza, tipo l'antiacido per il reflusso o la pillola per la pressione.
La ricerca è stata effettuata dall'Istituto di Genomica dell'Università di Tartu, in Estonia, ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica mSystems. Non è uno studiolo superficiale; infatti, hanno messo insieme campioni fecali e cartelle cliniche di oltre 2.500 persone iscritte alla Biobanca estone, dentro il progetto "Estonian Microbiome"… e hanno testato la bellezza di 186 farmaci diversi.
Quasi la metà dei farmaci analizzati risultava collegata a modifiche del microbioma ancora rintracciabili anni dopo l'ultima dose. Antidepressivi, beta-bloccanti, inibitori di pompa protonica (quelli per il bruciore di stomaco, per capirci) e benzodiazepine (farmaci per l'ansia) lasciavano tutti una specie di firma batterica riconoscibile.
Una cosa che cattura subito l’attenzione è il fatto che l’impatto sul microbioma, da parte delle benzodiazepine, era paragonabile a quello degli antibiotici ad ampio spettro, quelli progettati apposta per spazzare via un sacco di batteri diversi.
Un'altra cosa interessante e che i farmaci della stessa famiglia non si comportano allo stesso modo. Diazepam e alprazolam, per dire, sono entrambe benzodiazepine, vengono prescritte più o meno per le stesse cose... eppure l'intensità con cui alteravano i batteri intestinali era diversa. Questo evidenzia un limite nella ricerca “standard” sul microbioma: raggruppare i farmaci per classe invece che valutarli uno per uno.
I ricercatori hanno, anche, seguito un gruppo più piccolo di partecipanti, raccogliendo un secondo campione fecale. Questo ha permesso di monitorare cosa succede quando una persona inizia o smette una terapia. I risultati hanno registrato cambiamenti prevedibili e coerenti, che si sono confermati in modo particolare per gli inibitori di pompa protonica, per gli SSRI (gli antidepressivi più diffusi) e per antibiotici (come le penicilline combinate e i macrolidi). In alcuni casi, l'effetto era addirittura additivo… più volte prendi un certo farmaco nel corso degli anni, più il segno che lascia si accumula.
Il consiglio più scontato sarebbe quello di dire: "non prendete farmaci", ma non è affatto questo il punto. Il punto è un altro! Se un giorno farai un esame del microbioma… ciò che l'esame troverà nel tuo intestino, oggi, potrebbe dipendere anche da una cura fatta due, tre, cinque anni fa.
La professoressa Elin Org, coautrice dello studio, l'ha detto chiaramente: “è la prima analisi così sistematica, fatta su cartelle cliniche reali, e l'obiettivo è convincere medici e ricercatori a considerare la storia farmacologica di un paziente quando interpretano i dati sul microbioma”. Perché, altrimenti, si rischia di confondere un cambiamento causato da una malattia con uno causato, semplicemente, da una pastiglia presa tempo fa.
Comunque, rimane sempre un ottimo consiglio quello di prendere farmaci solo quando necessario e dietro prescrizione medica… le cure fai-da-te non sono mai una buona scelta!
La Redazione di Obiettivo in Salute
Fonte scientifica
Oliver Aasmets, Nele Taba, Kertu Liis Krigul, Reidar Andreson, Elin Org, Estonian Biobank Research Team. (2025)
A hidden confounder for microbiome studies: medications used years before sample collection.
mSystems
https://journals.asm.org/doi/10...
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