Quante volte ti sei sentita un peso addosso… come se stessi portando uno zaino enorme pieno di pensieri? A me capita spesso, e non penso di essere l’unico. Ansia, stress e paure, sono diventati compagni di viaggio nella vita moderna. Normale, certo, ma non per forza inevitabile.
La verità è che non possiamo “spegnere” queste emozioni, perché fanno parte di noi. Però possiamo imparare a non farci comandare da loro. Insomma, non è tanto eliminare questi stati d’animo, quanto imparare a camminarci insieme senza esserne schiacciati.
In questo articolo troverai consigli semplici (non bacchette magiche, eh!) che possono davvero aiutare. E lungo la strada, ti presenterò anche un amico, Leo, che in un racconto allegorico ci mostra quanto sia importante… fermarsi e respirare.
Indice
La prima cosa da dire è che non tutte le paure sono “cattive”. Come spiegava Aristotele, la paura è un’emozione naturale, che nasce quando percepiamo un pericolo imminente e ci prepara a reagire. È quella che ci salva la vita quando attraversiamo la strada e vediamo un’auto arrivare a tutta velocità: un campanello d’allarme utile, che ci rende più attenti. Ma c’è anche la paura che blocca, quella che, come ricorda Kierkegaard, può trasformarsi in “angoscia” e paralizzare l’azione. Qui non c’è protezione, ma solo immobilità.
L’ansia è qualcosa di diverso. Non è soltanto un’emozione passeggera, ma una vera e propria risposta psico-fisica. Secondo Sigmund Freud, l’ansia è “un segnale dell’Io”, un avvertimento che qualcosa dentro di noi non è in equilibrio. Non è un caso che si manifesti con tachicardia, respiro corto, sudorazione e pensieri che girano in loop. È il corpo che ci segnala una tensione interiore. A volte nasce da cause concrete (come pressioni lavorative o familiari) altre volte sembra emergere senza un motivo preciso, proprio come descriveva lo psicologo Aaron T. Beck, padre della terapia cognitiva, che parlava dell’ansia come di una distorsione del pensiero che ci porta a sopravvalutare i pericoli.
E lo stress? Qui la questione diventa ancora più sottile. Un certo grado di stress, chiamato eustress dallo psicologo Hans Selye, è addirittura positivo, poiché ci stimola, ci mantiene vigili, ci motiva a raggiungere obiettivi. Senza questa spinta, rischieremmo l’apatia. Ma quando lo stress diventa costante, logorante, e ci rendiamo conto che anche le piccole incombenze quotidiane diventano insostenibili, allora (come sottolineava lo stesso Selye) si trasforma in “distress”, cioè in un carico che non rafforza, ma consuma lentamente le nostre energie fisiche e mentali.
Capire la differenza tra paura, ansia e stress è fondamentale. Sono tre note della stessa melodia, ma ognuna porta con sé un messaggio diverso. Riconoscerle è il primo passo per imparare a gestirle senza lasciarsi travolgere.
Diciamolo subito, non servono rituali complicati né dieci app da scaricate sul telefono. Per stare meglio, spesso bastano piccoli gesti quotidiani, quelli che sembrano quasi troppo semplici per funzionare… e invece fanno la differenza.
Hai mai provato a fermarti e contare i respiri? Non è roba “new age”, è fisiologia pura. Quando inspiri profondamente e lasci uscire l’aria più lentamente, il tuo sistema nervoso parasimpatico entra in azione. Il cuore rallenta, la tensione muscolare cala, la mente smette di correre.
Gli psicologi parlano spesso di “coerenza cardiaca”. 5 secondi di inspirazione, 5 di espirazione, per qualche minuto. Non serve altro. Puoi farlo al lavoro, in macchina, mentre aspetti il treno. E se unisci la respirazione alla consapevolezza del momento presente (guardare il cielo, sentire i suoni intorno, toccare con attenzione una tazza di caffè), ecco che la mente trova un piccolo spazio di quiete.
Prendere un quaderno e scrivere nero su bianco i pensieri sembra banale, ma in realtà è una vera “pulizia mentale”. Daniel Pennebaker, psicologo statunitense che ha studiato per anni la scrittura terapeutica, ha dimostrato che mettere su carta emozioni e preoccupazioni riduce l’ansia e persino alcuni sintomi fisici.
Non servono poesie, basta un elenco. “Oggi mi preoccupa…” e lascia uscire quello che ti gira per la testa. È come appoggiare a terra, una per una, le pietre dello zaino che porti sulle spalle (come il nostro amico Leo, nel video).
Ti è mai capitato di restare intrappolata in un “e se…?” infinito? È una trappola tipica dell’ansia. La tecnica della ristrutturazione cognitiva serve proprio a questo: chiederti se quel pensiero ti aiuta o ti affossa.
Ad esempio, invece di “fallirò sicuramente”, prova a dirti “ci provo e vedo come va”. Non significa negare la realtà, ma ridurre il potere che i pensieri negativi hanno su di te. Lo psicologo Aaron Beck, padre della terapia cognitiva, sosteneva che i pensieri non sono fatti, ma interpretazioni. E cambiarle, piano piano, cambia anche le emozioni.
Qui non c’è magia, ma scienza. Dormire regolarmente, mangiare in modo leggero, muoversi ogni giorno… sembrano consigli banali, ma sono la base per regolare il cortisolo (l’ormone dello stress) e migliorare l’umore.
Non serve correre una maratona. Una camminata di 20 minuti all’aria aperta abbassa la pressione, ossigena il cervello e, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Environmental Psychology, migliora anche la creatività e la concentrazione.
Questi piccoli gesti, messi insieme, diventano come mattoni, costruiscono una stabilità interiore che resiste meglio ai colpi della vita.
Questa è forse la parte più “umana” di tutte. Le tecniche servono, certo, ma se non si accompagna tutto con un cambiamento di atteggiamento nella vita di tutti i giorni… si finisce sempre per tornare al punto di partenza:
La verità è che non sempre possiamo cambiare la strada che percorriamo. Ma possiamo scegliere come percorrerla.
Ecco un punto delicato. Non siamo macchine, non possiamo fare tutto da soli. Normalizzare il fatto di chiedere aiuto è importante. Parlare con un amico, un familiare o (se serve) con un professionista non significa essere deboli. Anzi, è un atto di forza.
Ci sono momenti in cui respirare, scrivere, camminare non bastano. E va bene così. Un terapeuta può offrire strumenti che da soli non vediamo. Io credo che non ci sia nulla di più umano che ammettere: “non ce la faccio da solo”.
Non ti dirò che le paure spariranno. Sarebbe una bugia. Ma puoi scegliere di non lasciarti governare da esse.
Come diceva il grande Nelson Mandela: “Il coraggio non è l’assenza di paura, ma il trionfo su di essa”.
Prova a fare tuoi i consigli di questo articolo, un passo alla volta. Respira, scrivi, muoviti, chiedi aiuto se serve. E se vuoi un’immagine che ti accompagni, pensa a Leo con il suo zaino che da pesante diventa leggero… perché aveva imparato a fermarsi.
La strada non sarà sempre in discesa, ma ogni respiro ti ricorda che puoi affrontarla.
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