Una donna seduta su un lato del letto con la schiena scoperta sulla quale è tatuato un simbolo tribale con inchiostro nero

Tatuaggi sotto pelle. Cosa succede davvero al tuo sistema immunitario

Uno studio svizzero durato sette anni e pubblicato sulle pagine della rivista specializzata dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti Pnas ha seguito il percorso dei pigmenti nel corpo dei topi. E ha scoperto cose che fanno riflettere. L'Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona, guidato da Santiago González insieme all'italiana Arianna Capucetti, ha dimostrato che nero, rosso e verde (i colori più usati) si accumulano nei linfonodi nel giro di poche ore.

Ma cosa significa davvero?

Lo studio ha evidenziato che i macrofagi (le cellule che nel nostro corpo fanno da "spazzini" e che normalmente inglobano batteri e schifezze varie per eliminarle) con l'inchiostro dei tatuaggi falliscono miseramente. Provano a mangiarselo, diciamo così, ma non ci riescono. E nel tentativo muoiono. Uno dopo l'altro.

Ora, immagina questa scena che si ripete per anni. Nuovi macrofagi arrivano, vedono quelle particelle colorate, ci provano, muoiono. Un ciclo che non finisce mai e che tiene occupato il sistema immunitario con un nemico che non può sconfiggere.

I tatuaggi nel mondo
Una persona su cinque al mondo ha almeno un tatuaggio. In Italia la percentuale è leggermente più alta tra i giovani under 35. Nel 2022 sono stati ritirati dal mercato italiano nove inchiostri dopo la scoperta di sostanze potenzialmente cancerogene. I controlli ci sono, ma la varietà di pigmenti usati (spesso mescolati tra loro) rende la situazione complessa da monitorare costantemente.


L'infiammazione che non passa

Lo studio parla di due fasi. La prima dura due giorni, è acuta, normale dopo un "trauma" alla pelle. La seconda però... quella può durare anni. Un'infiammazione cronica silenziosa che disturba il lavoro delle nostre difese.

C’è di più. Nei topi tatuati e poi vaccinati contro il Covid, la produzione di anticorpi è risultata nettamente inferiore rispetto a quelli senza tatuaggi. In parole povere, non stiamo parlando di un fastidio locale, stiamo parlando di una possibile riduzione della risposta immunitaria generale.

Attenzione però! Prima che qualcuno si faccia prendere dal panico… questi sono test sui topi, non sull'uomo. Come spiega il professor Stefano Calvieri, dermatologo dell'Università La Sapienza di Roma, "non possiamo dire oggi che i tatuaggi indeboliscano il sistema immunitario dell'uomo". Non ci sono ancora dati certi. Ma il fenomeno c'è, ed è documentato.

Il vero problema? Toglierli

Ecco una cosa che pochi sanno. Il momento più rischioso non è farsi il tatuaggio… è rimuoverlo. Il laser frantuma i pigmenti in micro-particelle che entrano in circolo molto più facilmente. Secondo Calvieri, durante la rimozione aumenta enormemente la quantità di materiale che i macrofagi devono gestire.

Più colori hai? Peggio ancora, perché servono laser diversi, più passaggi, più frammentazione dell'inchiostro.

Chi dovrebbe evitare

Non bisogna fare terrorismo visto che la sperimentazione, per ora, è stata fatta solo su topi... ma ci sono categorie di persone che farebbero meglio a pensarci due volte:

  • chi è allergico ai metalli (presenti in molti pigmenti);
  • chi ha dermatiti atopiche o pelli iper-reattive;
  • chi ha molti nei nella zona da tatuare, perché il tatuaggio può coprire lesioni sospette e rendere difficile la diagnosi precoce di un melanoma.

Il professor Calvieri sintetizza bene: più grande è il tatuaggio, maggiore è la quantità di inchiostro che introduci nel corpo. Punto.

Riflessioni conclusive. Cosa fare allora?

Guarda, le certezze sono poche ma chiare. Prima di tatuarti, consulta un dermatologo competente. Fatti dare (e conserva!) la composizione esatta degli inchiostri usati. È un tuo diritto, direi quasi un dovere verso te stesso.

E ricorda che non stiamo parlando di vietare i tatuaggi o demonizzarli. Una persona su cinque ce l'ha, fa parte della cultura moderna. Ma sapere cosa succede sotto la pelle è molto importante.

Per ora la scienza ci dice: attenzione, c'è qualcosa che merita ulteriori studi. I pigmenti si accumulano, i macrofagi si affaticano, l'infiammazione persiste. Non sappiamo ancora se e quanto questo si traduce in problemi concreti per l'essere umano. Ma ignorarlo sarebbe stupido.

Forse tra qualche anno avremo risposte più precise. Magari svilupperemo inchiostri biodegradabili o procedure più sicure. Nel frattempo... informati bene prima di aggiungere colore permanente alla tua pelle. Consultare un bravo dermatologo prima di qualsiasi decisione resta la scelta più intelligente.

 

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