martedì 19 agosto 2025 ore 10:20
L’anno scolastico che è alle porte, non sarà uno qualunque. Cambiano regole, programmi, percorsi e persino il modo di comunicare tra famiglie e istituti. È un pacchetto di novità che cambierà le abitudini a studenti, genitori e insegnanti.
E, lo dico subito, ci sono luci e ombre. Da un lato si spinge sull’innovazione (informatica alla primaria, filiera tecnica 4+2, orientamento rafforzato). Dall’altro, restano i problemi “storici” della scuola italiana, come precariato, supplenze infinite e denatalità che svuota le classi.
Vediamo insieme i punti chiave.
La fotografia è dura. A settembre spariranno dai banchi l’equivalente di una città come Ferrara o Salerno. Le nascite sono crollate in cinque anni da oltre 420mila a 370mila. Risultato? 134mila studenti in meno.
E non è solo un numero. Significa meno classi, meno docenti, meno scuole attive. Il paradosso è dato dal fatto che mentre il dibattito politico si concentra su programmi e regole, le scuole rischiano di restare… vuote.
La vera rivoluzione ha un nome complicato ma un concetto semplice: 4+2. In pratica, quattro anni di istituto tecnico o professionale più due anni negli ITS Academy. Già 10mila studenti hanno scelto questo percorso.
Il vantaggio? Diplomarsi un anno prima, come avviene in Germania o Austria, con un forte legame con aziende e territori. Non un “taglio” dei programmi, ma un ripensamento. Se dovesse funzionare, potrebbe ridurre il divario scuola-lavoro che in Italia è ancora enorme.
Diventa strutturale l’assicurazione Inail per 10 milioni tra studenti e personale scolastico. Un passo importante poiché copre infortuni e malattie professionali non solo per docenti, ma anche per bimbi della scuola dell’infanzia e studenti universitari.
Per gli studenti, l’assicurazione vale per tutto ciò che accade all’interno della struttura scolastica (dall’urto contro il banco fino agli incidenti nei laboratori). Non è poca cosa, infatti chi ha figli in età scolare sa bene quanto siano frequenti piccoli infortuni.
Ecco la misura che farà discutere: il divieto di usare lo smartphone viene esteso anche alle superiori. In pratica, niente telefono durante le lezioni, salvo eccezioni (alunni con BES, progetti didattici specifici).
Le opinioni sono tante e contrastanti. Da un lato c’è chi ritiene giusto limitare le distrazioni e proteggere la salute dei ragazzi. Dall’altro, c’è chi pensa che lo smartphone (usato bene) può diventare uno strumento didattico potente. La differenza, come sempre, la fa il modo in cui viene gestito.
Novità sui programmi scolastici. Alla primaria entra l’informatica, tornano corsivo e poesie a memoria. Alle medie debutta il latino già in seconda. Si rafforzano STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), logica e laboratori.
E in italiano? Si torna alla grammatica dura e pura, con più enfasi sulla sintassi. Insomma, un ritorno alle basi ma con un occhio al futuro.
Dal 2026 debutterà una polizza sanitaria integrativa per docenti e personale scolastico. L’adesione alla polizza sanitaria avverrà automaticamente, previa domanda degli interessati.
Non solo! Anche convenzioni su mutui, viaggi, prodotti alimentari e agriturismi. È il segno che la scuola non è solo “insegnamento”, ma anche comunità da tutelare.
Le comunicazioni scuola-famiglia si sposteranno sempre più online grazie a ComUnica. Un’unica piattaforma per gestire iscrizioni, autorizzazioni, deleghe, documenti. L’utilizzo di detta piattaforma, consentirà una gestione integralmente digitale di dati e documenti in entrambe le direzioni, rendendo più semplice e trasparente il dialogo scuola-famiglia.
Niente più moduli persi nello zaino o scartoffie infinite. Tutto viaggia online, in modo sicuro e immediato. È una sorta di “sportello digitale” dove genitori e studenti trovano tutto quello che serve per la vita scolastica quotidiana.
La piattaforma è organizzata in cinque sezioni principali, ognuna con una funzione precisa:
Grazie all’integrazione con il sistema Sidi, anche le segreterie scolastiche potranno gestire tutto in digitale, senza dover reinserire dati già forniti dalle famiglie. Insomma, meno burocrazia e più tempo per concentrarsi su ciò che conta davvero: la scuola.
Eppure, nonostante tutto questo fermento, veniamo a una grande nota dolente: reclutamento e supplenze. Anche quest’anno si prevedono 200mila supplenti, in gran parte sul sostegno. Procedure complicate, corsi di formazione a singhiozzo, concorsi che si incagliano nei tribunali. In poche parole si è fa 30 e mai 31.
Il 2025/26 sarà un anno scolastico di svolta. Ci saranno novità utili, altre discutibili, altre ancora che sembrano più slogan che soluzioni. Ma una cosa è certa, la scuola italiana sta cambiando pelle.
La vera domanda è: riuscirà a cambiare sostanza? Perché tra denatalità, precari e divari territoriali, il rischio è che le buone idee restino sulla carta.
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