mercoledì 16 luglio 2025 ore 15:33
Eh sì, hai letto bene. Una recente scoperta scientifica sta facendo discutere (e parecchio) la comunità medica internazionale. Una proteina da sempre considerata il simbolo biologico dell’Alzheimer (la temuta tau fosforilata 217) è stata trovata nel sangue dei neonati… in quantità altissime! Più alte, pensa un po’, di quelle rilevate nei pazienti anziani affetti proprio da Alzheimer.
Una follia? No, una scoperta rivoluzionaria.
Alcuni ricercatori guidati da Fernando Gonzalez-Ortiz e Kaj Blennow dell'Università di Göteborg, hanno recentemente pubblicato uno studio su Brain Communications che ha suscitato molto interesse. La ricerca si fonda sull’analisi del sangue di oltre 460 persone: neonati sani, bimbi prematuri, giovani adulti, anziani sani e pazienti con Alzheimer.
E cosa hanno trovato? Nei neonati (soprattutto in quelli nati prematuri) i livelli della famosa proteina p-tau217 erano esageratamente alti. In alcuni casi, fino a 20 volte più alti di quelli osservati nei malati di Alzheimer.
Ma la cosa davvero interessante è un'altra: questi livelli così elevati… non fanno alcun danno. Anzi.
A questo punto sorge spontanea una domanda: perché i neonati hanno così tanta p-tau217 senza subire danni?
Secondo i ricercatori (tra cui Fernando Gonzalez-Ortiz, autore principale dello studio) l’alta concentrazione della proteina nei neonati avrebbe una funzione positiva, cioè stimolare la crescita del cervello. Insomma, mentre negli anziani la tau si aggrega e distrugge, nei piccolini... costruisce.
Una specie di “doppia faccia della stessa medaglia”. Da un lato l’inizio, dall’altro la fine. Suggestivo, vero?
E ancora più interessante: i livelli di questa proteina nei neonati prematuri erano direttamente proporzionali alla precocità della nascita. Più si nasce prima del termine, più la p-tau217 schizza alle stelle. Forse perché il cervello deve crescere in fretta, in condizioni non ideali.
È affascinante (e un po’ inquietante) pensare che una sola proteina possa essere sia il motore del cervello che si forma, sia la miccia di quello che si spegne. Ma forse è proprio in queste ambiguità che si nasconde il segreto di malattie complesse come l’Alzheimer.
E se un giorno scoprissimo che il vero errore non è la presenza della p-tau217, ma il fatto che non sappiamo più come gestirla… beh, cambierebbe tutto.
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