venerdì 25 settembre 2026 ore 10:25
Ci sono notizie che possono far tremare i polsi già dal titolo, ma prima di allarmarti leggi tutto l’articolo, perché il diavolo, come spesso accade, sta nei numeri letti male.
Parliamo di uno studio del Karolinska Institutet, pubblicato su JAMA Pediatrics e condotto su quasi 3,7 milioni di persone nate in Svezia tra il 1987 e il 2021. Questa ricerca ha evidenziato come i bambini, ancora nel grembo materno, che contraggono una delle infezioni “TORCH”, vedono aumentare il rischio di autismo e disabilità intellettiva grave rispetto a quelli senza infezioni.
TORCH è un acronimo che, da decenni, i ginecologi usano per indicare un gruppo di patogeni capaci, in rari casi, di attraversare la placenta e raggiungere il feto. Le lettere della sigla indicano: Toxoplasma, Other (altri agenti, tra cui sifilide, varicella e parvovirus B19), Rosolia, Citomegalovirus ed Herpes simplex. La maggior parte delle infezioni che una donna incinta può contrarre (raffreddore, influenza, cistite) non arriva mai al bambino, però queste cinque, in condizioni sfortunate, sì!
Su 3,7 milioni di nascite analizzate, i ricercatori ne hanno trovate solo 975 con infezione congenita da TORCH diagnosticata. Un caso ogni 3.800 nascite circa… raro, ma non trascurabile su scala globale.
Sotto la guida del dottorando Hugo Sjöqvist e della ricercatrice Reneé Gardner, il team ha seguito i partecipanti dall'infanzia fino all'età adulta (quelli nati a inizio monitoraggio), incrociando dati tratti da cartelle cliniche e registri scolastici. È lo studio più ampio mai condotto su questa materia e i risultati conseguiti sono molto più solidi rispetto ad analoghe ricerche del passato.
Bisogna subito precisare, però, che a livello generale il contributo di queste infezioni rimane marginale. Gli stessi autori dello studio, infatti, stimano che le infezioni congenite da TORCH spieghino solo lo 0,034% dei casi di autismo in Svezia, e circa l'1,2% dei casi di disabilità intellettiva grave. A livello individuale, invece, la prospettiva cambia, poiché circa un bambino su cinque nato con un'infezione da TORCH sviluppa, in seguito, autismo. Sono due facce della stessa medaglia statistica, e vale la pena tenerle entrambe a ben presenti.
Un punto cruciale dello studio è stato quello di confrontare i bambini con infezione TORCH con i loro stessi fratelli senza infezione. È un modo elegante per escludere che il legame dipenda semplicemente da fattori condivisi in famiglia (genetica, ambiente, condizioni socioeconomiche). Ebbene, anche in questo confronto "familiare” l'associazione è rimasta stabile, segno che il peso dell'infezione è reale.
È interessante sottolineare, anche, un altro dato. Non è emerso alcun legame chiaro tra infezioni TORCH congenite e altre condizioni come ADHD o disturbo ossessivo-compulsivo. È emersa, invece, una differenza nel rendimento scolastico anche nei bambini senza diagnosi di autismo o disabilità intellettiva, segno che l'impatto sullo sviluppo neurologico può essere più sfumato di quanto un'etichetta diagnostica, da sola, riesca a raccontare.
La parte più incoraggiante della ricerca non sono i numeri, ma quello che se ne può fare. Gli stessi autori sottolineano che diverse di queste infezioni si possono prevenire, e la rosolia è l'esempio da manuale. Infatti, da quando in Svezia (e in Italia) esistono programmi vaccinali capillari, i casi di rosolia congenita sono praticamente scomparsi. Non è un dettaglio da poco, in un momento storico in cui la copertura vaccinale contro morbillo-parotite-rosolia mostra qualche crepa anche da noi.
Se sei incinta o lo stai per diventare, questo studio non deve trasformarsi nell'ennesima fonte di ansia da gravidanza… ne abbiamo già abbastanza, diciamocelo. Va letto per quello che è: una conferma robusta di un legame già noto ai clinici, che rafforza l'importanza dello screening prenatale, della vaccinazione contro la rosolia prima del concepimento e di alcune accortezze igieniche ormai consolidate. Le infezioni congenite da TORCH restano un evento raro, ma proprio perché raro, non significa impossibile. La prevenzione (quella vera, fatta di vaccini e piccole buone abitudini quotidiane) continua a fare la differenza.
La Redazione di Obiettivo in Salute
Fonte scientifica
Hugo Sjöqvist, Christina Dalman, David Mataix-Cols, Reneé M. Gardner, Håkan Karlsson. (2026).
Congenital TORCH Infections and Neurodevelopmental Outcomes.
JAMA Pediatrics.
https://jamanetwork.com/journals/jam...
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