Composizione fotografica ed elegante a tema melagrana. In primo piano, una colonna greca distesa tra l’erba con un drappo di seta bordeaux su cui è appoggiata una melagrana aperta con chicchi rossi lucidi. Sullo sfondo, sotto i rami di un albero di melograno, una statua di marmo di Persefone seduta su una lastra di marmo, con una melagrana nella mano destra. In basso a destra, inciso su una pietra, il nome del blog "Obiettivo in Salute". Immagine creata con il supporto di un software di intelligenza artificiale e un programma manuale di fotoritocco.

La melagrana: dalla mitologia alla scienza. Un concentrato di giovinezza

C’è un momento, verso ottobre, in cui le prime melagrana cominciano a colorare il mercato. Le riconosci subito: buccia dura, rosso intenso con sfumature arancio, e quella piccola protuberanza a forma di corona in cima.

Sono belle, questo è certo, ma aprirle è una vera e propria arte. Schizzi rossi ovunque, dita macchiate, camicia a rischio. Eppure, ogni anno, ci caschiamo ogni volta.

La stagione, da noi, va più o meno da ottobre a dicembre. Poi il frutto scompare dai banchi del mercato e non resta che la nostalgia. All'interno del frutto c'è una selva di arilli (quei chicchi succosi che stanno stretti dentro membrane biancastre e amarognole). Si mangiano proprio quelli, insieme al piccolo seme croccante che contengono.

Il sapore? Dolce, acidulo e leggermente astringente. Cambia notevolmente da una varietà all’altra. In Spagna, per esempio, la Mollar de Elche (che vanta persino una DOP) contiene semi così teneri che quasi non ci si accorge di masticarli.

Quindi, la domanda è quella che ci facciamo tutti. È solo un bel frutto da vedere, o fa anche bene alla salute? Proviamo a capirlo insieme.


Indice


La melagrana attraverso la storia. Tra mito, tradizione e realtà

Non si può parlare di un frutto così antico senza accennare almeno un po’ alla sua storia.

Persefone e i chicchi di melagrana

Conoscete il mito greco? Persefone, figlia di Demetra (dea dell'agricoltura, dei raccolti, delle messi, della fertilità), viene rapita da Ade e condotta negli Inferi. Prima di permetterle di tornare in superficie, Ade le offre dei chicchi di melagrana. Lei ne mangia alcuni (sei, secondo alcune versioni… altre, ne contano un numero inferiore) violando la legge del mondo sotterraneo per la quale “chiunque consumasse del cibo o delle bevande nel regno dei morti non avrebbe più potuto lasciarlo definitivamente”. Perciò, Persefone non poté più tornare a essere una creatura del mondo dei vivi a tempo pieno, costringendola a dividere il suo tempo tra il mondo di sopra e quello di sotto.

È così che i Greci spiegavano il susseguirsi delle stagioni. Quando Persefone è negli inferi, Demetra si dispera e la terra perde il suo fogliame. Quando lei ritorna, riappare la primavera.

Una bella storia, vero? Un frutto che sta in bilico tra vita e morte.

Un frutto antico che è arrivato sulle nostre tavole

Le sue origini risalgono all’Asia, tra l’odierno Iran e le regioni limitrofe. Da lì, la melagrana ha viaggiato lungo le rotte commerciali, raggiungendo la Mesopotamia, l’Egitto e poi l’intero Mediterraneo. I Fenici, i Greci e i Romani la conoscevano bene. Gli egizi lo usavano sia come cibo sia nei rituali funebri (ne sono stati trovati resti persino nella tomba di Tutankhamon).

Nelle tradizioni, è quasi sempre simbolo di abbondanza e fertilità, per via dei mille chicchi. In Grecia, il giorno di Capodanno si rompe una melagrana a terra per augurarsi prosperità. Più chicchi si spargono sul pavimento, più l'anno nuovo sarà fortunato e prospero. Nell’ebraismo è legata alle mitzvot. Nell’arte rinascimentale appare in mano a Madonne e Bambini.

In poche parole, la melagrana ha saputo attraversare i confini del tempo e dello spazio. Ha lasciato il segno in diverse civiltà, ispirando artisti di ogni genere, prima di arrivare sulle nostre tavole… tutti abbiamo studiato i tristi versi del Carducci: “L'albero a cui tendevi la pargoletta mano, il verde melograno da' bei vermigli fior”. Oppure, ammirato il meraviglioso quadro del Botticelli “Madonna della Melagrana” (custodito presso la Galleria degli Uffizi di Firenze).

Un frutto ricco di storia e di fascino millenario, capace di unire il sacro e il profano sotto lo stesso colore vermiglio.

Punica granatum. Cosa rivela il suo nome

Il suo nome scientifico è Punica granatum. “Punica” si riferisce ai Cartaginesi (che i Romani chiamavano “Poeni”), poiché nell’antichità le melagrane venivano importate a Roma proprio da Cartagine. “Granatum”, invece, richiama la struttura del frutto, ricco di grani… i chicchi.

Ecco un paio di curiosità. Il nome del frutto ha dato origine, anche, alla parola “granata” (l’arma), per via della somiglianza tra la sua forma dell’ordigno e i frammenti che si sparpagliano al momento dell'esplosione. Infine, la città di Granada, in Spagna, ha persino una melagrana nel proprio stemma comunale.

Melagrana o melograno?
Può sembrare una questione banale, ma spesso crea confusione. Melograno si riferisce alla pianta (un arbusto o un piccolo albero che può vivere molti anni). Melagrana è il frutto. Il suo nome deriva dal fatto che, secondo l’etimologia più accreditata, questa parola combina “mela” e “grana” (chicchi). L’albero del melograno ha anche dei fiori spettacolari, di un rosso brillante, che sbocciano in estate. Se avete un giardino o un balcone spazioso, questa pianta si adatta bene al clima mediterraneo e richiede poche cure. Certo, i frutti in vaso restano un po' timidi, ma il colpo d'occhio vale la fatica.


Melagrana. Calorie e valori nutrizionali

Diamo un’occhiata ai numeri. Ma con calma, senza trasformare tutto in una tabella da ragioniere.

Quante calorie ci sono in una melagrana?

Dipende dalla fonte che si consulta. Le banche dati riportano circa 65-85 kcal per 100 grammi di arilli (la parte commestibile). Non è né pochissimo né tantissimo. Diciamo che è nella media dei frutti abbastanza zuccherina, un po’ sopra una mela e un po' sotto un'uva matura.

Una melagrana intera pesa tra i 300 e i 400 grammi, ma la parte commestibile ne rappresenta circa la metà. Pertanto, il conteggio delle calorie del frutto “intero”, venduto al supermercato, non corrisponde ai 300 grammi indicati sull’etichetta. In realtà è molto più basso.

Carboidrati, zuccheri e fibre

In 100 grammi di arilli ci sono circa 17-19 g di carboidrati (di cui la maggior parte sono zuccheri naturali come fruttosio e glucosio). Seguono le fibre, pari a circa 4 g. E questo è un punto a favore. La maggior parte delle fibre proviene dai piccoli semi, quelli che alcune persone sputano. Il consiglio è di non farlo… è pure brutto a vedersi!

Proteine e grassi sono presenti in piccole quantità. I grassi si trovano, infatti, principalmente nei semi legnosi, che contengono un olio unico, ricco di acido punicico. Noto anche come omega-5, questo raro acido grasso polinsaturo, studiato per le sue spiccate proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e cardioprotettive, è capace di supportare il metabolismo dei grassi e la rigenerazione cellulare. Per beneficiare delle sue virtù, è fondamentale consumare gli arilli interi, masticandone il seme, poiché il semplice succo filtrato ne è privo.

Infografica dal titolo “La melagrana” e sottotitolo “Valori medi per 100 g di arilli”, con illustrazione di una melagrana tagliata a metà. Al centro, un cerchio evidenziato riporta “65-85 kcal” con etichetta “Calorie”. Sotto, sette card arrotondate con icone semplici indicano: Carboidrati 17-19 g; Zuccheri circa 13 g; Fibre circa 4 g; Vitamina C circa 10 mg; Vitamina K circa 16 µg; Folati circa 38 µg; Potassio circa 235 mg. In basso, nota leggibile: “Valori indicativi, possono variare in base alla varietà”.


Vitamine e minerali

Ammettiamolo, non è proprio la regina delle vitamine… non tante quante un kiwi o un’arancia, ma pur non raggiungendo i loro primati, la melagrana offre un contributo tutt'altro che trascurabile. Spiccano in particolare la Vitamina C, che lavora in perfetta sinergia con gli antiossidanti del frutto per stimolare le difese immunitarie, e la più rara Vitamina K, un micronutriente essenziale per la salute delle ossa e per la corretta coagulazione del sangue. Buona anche la presenza di vitamine del gruppo B, in particolare l'acido folico (B9).

Guardando i numeri per 100 grammi di arilli, questo mix si traduce in:

  • vitamina C, circa 10 mg (pari al 15-20% del fabbisogno giornaliero);
  • vitamina K, circa 16 mcg (copre il 14-16% del fabbisogno giornaliero);
  • folati (vitamina B9) circa 38 mcg;
  • potassio, tra i 230 e i 240 mg. Un ottimo minerale per la pressione e i muscoli.

Il frutto offre, inoltre, tracce di magnesio, fosforo, ferro e altre vitamine del gruppo B. Nulla di eclatante, ma un buon contributo. Diciamocelo chiaramente, il suo vero valore sta altrove.

Un concentrato di giovinezza

Il vero valore, appunto!

Polifenoli e altri composti bioattivi

Se sul fronte delle vitamine la melagrana gioca in difesa, quando si parla di polifenoli e composti bioattivi diventa una campionessa assoluta, con un potere antiossidante fino a tre volte superiore a quello del tè verde.

I polifenoli sono sostanze prodotte dalle piante, in parte per difendersi da insetti, raggi UV e malattie. Sono responsabili di molti colori e di certi sapori un po’ astringenti, quelli che si avvertono sulla lingua quando si morde un chicco acerbo.

La melagrana ne contiene tanti. I più comunemente citati sono le punicalagine (tipiche proprio di questo frutto e presenti principalmente nella buccia) veri e propri scudi biologici che contrastano l'invecchiamento cellulare e proteggono il cuore e le arterie. Gli acidi ellagici e gli antociani, che conferiscono agli arilli il loro meraviglioso rosso rubino. Naturalmente, c’è anche l’acido punicico, menzionato in precedenza.

Attenzione. La concentrazione più alta di questi super-antiossidanti non è racchiusa nella polpa dei chicchi, bensì nella buccia e nelle membrane bianche interne, quelle spugnose e amarissime che di solito scartiamo. 

Ma allora, come facciamo allora a fare il pieno di queste sostanze senza dover mangiare la buccia? Il segreto sta nel metodo di consumo: la classica spremitura domestica con lo spremiagrumi. Quando tagliamo in due la melagrana e la schiacciamo sullo spremiagrumi, la pressione esercitata riesce a “spremere” e trasferire, nel succo, anche i preziosi polifenoli della buccia e delle parti bianche.

Il risultato è un succo leggermente aspro, ma che dal punto di vista antiossidante è un vero e proprio concentrato di giovinezza.

Perché la melagrana macchia così tanto?
La colpa è degli antociani, gli stessi pigmenti presenti nei mirtilli, nelle more e nel cavolo rosso. Si tratta di sostanze idrosolubili, quindi si sciolgono nell’acqua e si legano istantaneamente alle fibre dei tessuti e alla porosità della pelle.

 

Il consiglio salvavita? Se il succo finisce sulla camicia, niente panico. Non usare acqua calda (fisserebbe il colore). Tampona (non strofinare) subito con una carta assorbente. Poi, sciacqua al rovescio, con acqua fredda, sotto il rubinetto. Applica, quindi, il limone (se è un capo bianco) o l'aceto bianco (se si tratta di un abito colorato) lasciando agire per circa 5 minuti. In alternativa, anche il classico sapone di Marsiglia o il sapone al fiele strofinato delicatamente fanno miracoli. Infine, lava il capo a bassa temperatura (massimo 30°).


Melagrana e succo, sono la stessa cosa?

No, non sono la stessa cosa!

Nel succo si perdono quasi tutte le fibre e, con esse, parte del senso di sazietà. In compenso, gli zuccheri e i polifenoli sono concentrati in un unico bicchiere. Un bicchiere da 200 a 250 ml può contenere fino a 30 g di zuccheri, o anche di più, a seconda della qualità del prodotto. Però, come abbiamo detto in precedenza, aumenta la presenza di antiossidanti (a condizione che si sprema a contatto con la buccia).

Se si tratta di un succo prodotto industrialmente, controllate l’etichetta, poiché a volte viene miscelato con succhi più economici (mela, uva). 

Mangiare il frutto intero vi costringe a masticare, a rallentare, a fare una pausa. E questo è già metà del beneficio.

E gli estratti di melagrana?

Capsule, polveri, integratori alimentari… il mercato ne è pieno. In questo caso, è necessaria una cautela ancora maggiore. Gli estratti variano notevolmente in termini di concentrazione, da un prodotto all’altro, e spesso sono ricavati dalla buccia. Non sostituiscono il frutto stesso e non sono privi di rischi, in particolare per chi assume farmaci. Prima di iniziare, è meglio consultare il proprio medico o farmacista.

Infografica che confronta melagrana intera e succo di melagrana: fibre, zuccheri, sazietà e polifenoli a confronto tra 150 g di arilli e un bicchiere da 250 ml.

Quanta melagrana mangiare?

Non esiste una dose magica. Una porzione ragionevole di frutta fresca corrisponde a circa 100-150 g di chicchi, ovvero più o meno una melagrana medio-piccola o metà di una grande. Dovrebbe far parte di una dieta varia e non essere considerata una “cura”.

Per chi la consuma poche volte l'anno, ovviamente, non c'è nessun problema di eccessi. Per chi desidera renderla un’abitudine stagionale (ad esempio, aggiungendola allo yogurt a colazione tre o quattro volte alla settimana) va benissimo. Per quanto riguarda il succo, invece, è preferibile consumarlo più sporadicamente, in piccole quantità.

Esistono controindicazioni?

Per la maggior parte delle persone, no. Tuttavia, è consigliabile una certa cautela.

Le allergie sono rare, però esistono. Se dopo averla mangiata compaiono prurito alla bocca, gonfiore, orticaria, meglio sentire subito un medico.

Poi, c'è il capitolo farmaci. Il succo di melagrana (e alcuni estratti) può interferire con determinati trattamenti, come alcuni farmaci metabolizzati dal fegato e certi antipertensivi. Inoltre, sono state segnalate interazioni con anticoagulanti e statine. Le prove non sono conclusive, ma se assumete farmaci regolarmente, consultate il vostro medico.

Le persone affette da diabete, e coloro che devono monitorare i propri livelli di glicemia, dovrebbero fare attenzione soprattutto al succo. Il frutto intero, in porzioni contenute, è di solito più gestibile, ma è sempre preferibile seguire i consigli del proprio diabetologo.

Infine, chi ha lo stomaco sensibile potrebbe trovare sgradevoli i tannini presenti nella buccia e nelle membrane interne (in caso di spremute).

Falsi miti sulla melagrana

È un superfood miracoloso
Non esiste nulla del genere. Nessun alimento fa miracoli. La melagrana è un ottimo frutto di stagione che contiene composti benefici, tutto qui.

Fa ingrassare
No, non più di qualsiasi altro frutto. Ha un contenuto calorico moderato e le fibre sono benefiche. Si ingrassa per l'insieme di ciò che si mangia, non perché si aggiungono quattro cucchiai di chicchi color rubino all’insalata.

Contiene troppo zucchero
Ne contiene, è frutta! Ma nel frutto intero, gli zuccheri sono bilanciati dalle fibre e dall’acqua. Con il succo è tutta un’altra storia.

Il succo è uguale al frutto intero
Già visto. Non è così.

Depura l’organismo
Beh, no. Il fegato e i reni svolgono già egregiamente il loro lavoro, senza bisogno di succhi “detox”. Questo termine, in ambito nutrizionale, dovrebbe essere usato con molta cautela… molta.

Come scegliere una buona melagrana
Tienila in mano. Dovrebbe risultare pesante rispetto alle sue dimensioni, il che indica che è ricca di succo. La buccia deve essere soda, senza crepe profonde né macchie molli. Una leggera opacità o piccole imperfezioni sono normali e non indicano che sia avariata. Il colore non è un fattore determinante, poiché esistono varietà più chiare molto dolci. Se conservata intera in frigorifero, si mantiene per diverse settimane. I chicchi già estratti vanno consumati entro pochi giorni… meglio se conservati in un contenitore ermetico.


Come integrare la melagrana nella dieta quotidiana

Ecco alcune idee molto semplici.

I chicchi si abbinano molto bene allo yogurt bianco o nel porridge della colazione. Nelle insalate verdi (magari con finocchio e arancia) aggiungono una nota acidula molto piacevole e si abbinano bene anche ai formaggi freschi. Con il pollo o la carne alla griglia, offrono una piacevole sorpresa… un fatto che la cucina persiana conosce da secoli.

Riflessioni conclusive

Per riassumere, senza giri di parole. La melagrana è un frutto antico, ricco di storia e simboli. Ha un apporto calorico moderato, un buon contenuto di fibre, qualche vitamina e, soprattutto, un prezioso tesoro di polifenoli che continuano a stimolare la ricerca scientifica. I suoi benefici per la salute sono intriganti, ma non sono stati ancora dimostrati in modo definitivo dalla ricerca scientifica. Ricordiamoci che il succo non sostituisce il frutto, gli integratori tanto meno, e che "superfood" è una parola di marketing che faremmo bene a lasciare fuori dalla cucina.

Il vero, grande pregio della melagrana? Ci costringe a rallentare. Ci obbliga a sbucciarla con calma, a sgranarla e a sporcarci le mani. In un mondo che corre in modo frenetico, non è cosa da poco.

La Redazione di Obiettivo in Salute

Fonte scientifica

Almoraie M., Spencer J., Wagstaff C. (2025).
Punicic Acid: A Potential Nutraceutical Compound in Pomegranate Seed Oil and Its Cardiovascular Benefits.
Foods
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PM... 


Le immagini presenti in questo articolo sono state confezionate con l'ausilio di un software di intelligenza artificiale ed elaborate manualmente in post-produzione attraverso un software di fotoritocco.

Image

Obiettivo In Salute è un il portale dedicato alla salute, alla prevenzione e al benessere.  Ricco di News, articoli specialistici e consigli utili per migliorare il proprio stile di vita. Questo Sito Internet non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con cadenza periodica né è da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001.

Ultimi Articoli

Menu