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L’ALIMENTAZIONE A SCUOLA DURANTE IL COVID


A cura della dott.ssa M. Concetta Petrelli
Biologa Agroalimentare e della nutrizione

Tanti problemi. Possibili risoluzioni?

La situazione epidemiologica in continua evoluzione ha contribuito a portare destabilizzazione dovuta a una continua riprogrammazione dell’organizzazione personale e familiare.

Questo, inevitabilmente, ha avuto ripercussioni sullo stile di vita di molti che giornalmente si sono ritrovati a dover adattare gli impegni giornalieri in brevissimo tempo.

Sicuramente l’attività fisica, specie quella organizzata, ha risentito maggiormente di questo problema. Per cui tra una palestra che chiude temporaneamente e l’attività scolastica che ha visto una didattica altalenante, la condizione ponderale di molti è inevitabilmente peggiorata!

Ultimamente ho avuto modo di fare un’esperienza lavorativa diversa, che mi ha portato ad avvicinarmi al mondo della scuola. Involontariamente ho potuto osservare come anche le abitudini alimentari legate al momento della merenda, siano cambiate…

Intanto bisogna dire che nel periodo pre-covid durante l’intervallo ci si poteva alzare dal proprio banco anche solo per sgranchire le gambe. Con le restrizioni dovute al Covid questo non è più stato possibile, anzi la merenda è diventata un problema, un potenziale rischio per la contaminazione perché è il momento durante il quale gli alunni abbassano le mascherine…

Molti nella fretta o nell’incertezza giornaliera di capire se l’ingresso a scuola è possibile o meno, dimenticano la merenda ed è aumentato così il numero di merende preconfezionate scelte come spuntino di metà giornata. Non ho potuto fare una raccolta dati, ma visibilmente pochissimi bambini consumano frutta come merenda a scuola così come non si vedono più le classiche ciambelle o altre preparazioni casalinghe.

Là dove la scuola è provvista di distributori automatici si notano le “processioni” verso gli snack/bevande vari anche in orari diversi da quelli previsti per la merenda.

Al di là di quello che rimane da questa semplice osservazione, vorrei poter lanciare delle idee, suggerimenti per poter venire incontro alle difficoltà che ho potuto riscontrare.

Innanzitutto è fondamentale sfruttare tutte le occasioni che si prestano per stare all’aria aperta e/o per camminare. Ad esempio se la scuola non offre possibilità di parcheggio, se possibile sarebbe utile, oltre che salutare, accompagnare gli alunni a piedi.

Per i più grandi giacché non si offrono tante occasioni di socializzazione, sarebbe bello e utile organizzarsi con i coetanei per arrivare a scuola facendo un tratto di strada insieme.

Inoltre credo sia utile cercare di non estremizzare le problematiche legate a questo periodo: né con un’eccessiva preoccupazione, né con superficialità. Questo perché inevitabilmente le abitudini e le possibili preoccupazioni si ripercuotono sull’agire dei figli, che spesso hanno difficoltà a relazionarsi con gli altri, anche con i loro stessi compagni di classe!

E poi mi sono accorta che pochi sanno mangiare… Non si tratta di scelte alimentari ma di modalità legate alla masticazione o allo stare seduti a “tavola”.

Intanto ricordiamoci che il servizio mensa offerto dalle scuole non è un catering da ristorante, ma un’opportunità che molti scelgono in virtù anche dei bisogni familiari e dovrebbe avere anche una funzione educativa!

Purtroppo, devo dire che di educativo non c’è proprio niente: se un bambino non mangia un alimento (per vari motivi) non c’è modo perché possa essere incuriosito anche solo ad assaggiarlo! L’emulazione, come si diceva un tempo, per cui se lo mangia la maestra o il compagno è più facile che il bambino lo assaggi, oggi come oggi non è più un motivo valido! Questo potrebbe essere vero solo all’interno del nucleo familiare perché incide sull’educazione e sul ritmo delle abitudini che il bambino assorbe.

Nel contesto classe ha poco valore perché date le tante restrizioni, la conseguenza è che i bambini e i ragazzi sono diventati sempre più individualisti.

Le insegnanti sono già stremate dai ritmi e dalle modalità di fare didattica e da sole non riescono a gestire anche questo bisogno educativo e salutistico. Perciò a mio parere dovrebbe istituirsi una figura dedicata che insegni ai ragazzi/ bambini a respirare, a masticare, a saper stare a tavola e incuriosisca il singolo ad assaggiare una pietanza mai provata.

Dalla mia esperienza in commissione mensa spesso le lamentele sono legate alle scelte dei menu e in particolare all’introduzione del pesce.

Il mio pensiero è questo: sicuramente il pesce è un alimento insostituibile e indispensabile nella dieta di tutti. Allora dobbiamo trovare il modo per poterlo far apprezzare anche dal punto di vista del gusto. Purtroppo le restrizioni Covid non permettono più gli assaggi, ma io ritengo sia fondamentare reintrodurli come criterio aggiuntivo nella valutazione della gara d’appalto da parte della ditta mensa. Perché?

Perché lo stesso menu assaggiato in scuole differenti e preparato da servizi mensa diversi, ha qualità e palatabilità molto lontane tra loro. In alcuni casi non sono riuscita io stessa a consumare alcuni piatti che mi venivano presentati. Ecco perché mi chiedevo: “se non lo mangio io che sono abituata a farlo, come potrebbe avvicinarsi un bambino riluttante nei confronti di questo alimento?”

E poi mi sono chiesta come fare per avvicinare le famiglie rendendole realmente partecipanti e consapevoli.

Molti non conoscono il lavoro che c’è dietro la formulazione di un menù scolastico, della grammatura per fascia d’età, etc..

Nel 2022 non si può parlare solo di principi nutritivi e di dieta varia, si devono dare alle famiglie gli strumenti per poter capire la “didattica della mensa” e contribuire al lavoro che si inizia a scuola.

Secondo me sarebbero necessari 2 incontri all’anno con i genitori rappresentanti di classe per poter chiarire i dubbi e le modalità di lavoro partecipativo con la mensa. In più, data la difficoltà di incontrare i genitori tutti insieme, si potrebbe fare 1 incontro di un ora per classe per poter parlare con i genitori delle singole classi, dando indicazioni su come “continuare a casa” il lavoro fatto nella formulazione di una dieta varia e con la grammatura per età.

Ma forse queste mie idee sono solo utopia……

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