Qualche anno fa, parlare di zecche sembrava roba da escursionisti incalliti o da chi viveva in montagna tutto l'anno. Adesso no. Adesso ne parlano i pediatri, i veterinari, i medici di famiglia. E ne parlano sempre di più.
Il motivo è semplice, anche se un po' scomodo da accettare: le zecche si sono espanse. Si sono adattate. E noi, nel frattempo, abbiamo ricominciato a vivere all'aperto con una voglia enorme di natura, dopo anni complicati.
Picnic, trekking, gite fuori porta, weekend in campagna. Benissimo, tutto questo fa bene. Ma c'è un ospite indesiderato che spesso non vediamo arrivare. Il cambiamento climatico ha allungato la stagione attiva delle zecche e ha ampliato le zone dove vivono. Inverni meno rigidi, primavere anticipate, estati lunghissime… per loro è quasi un paradiso.
Il rischio riguarda tutti. Adulti, bambini, cani, gatti. Nessuno escluso.
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Le zecche non sono insetti. Sono aracnidi, come i ragni. Piccoli, molto piccoli, specialmente quando sono giovani, infatti una ninfa può essere grande quanto una testa di spillo. Ed è proprio questo il problema.
Si nutrono di sangue. Si attaccano alla pelle dell'ospite, iniettano una sorta di sostanza anestetica naturale che blocca la percezione del dolore, e mangiano tranquille per ore o giorni. Senza che tu te ne accorga, spesso.
Ecco perché il loro morso passa inosservato. Non fa male. Non prude (almeno non subito). È silenzioso.
E poi c'è il mito da sfatare, quello che si sente ripetere ancora oggi: “le zecche saltano dagli alberi”. Falso. Non saltano, non volano, non si lanciano. Si arrampicano su erba, cespugli e rami bassi, e aspettano che qualcuno le sfiori. Si aggrappano. Basta questo.
La risposta breve è: ovunque ci sia vegetazione. Quella lunga è un po' più preoccupante.
Boschi e sentieri di montagna, ovviamente. Prati e aree rurali, campi incolti, bordi delle strade di campagna. Fin qui, niente di sorprendente. Ma le zecche si trovano anche nei parchi cittadini. Nei giardini privati. Persino nelle aree verde condominiali.
Ovunque passi la fauna selvatica, ci sono zecche. Caprioli, cinghiali, volpi, ricci ecc. sono tutti vettori. E questi animali arrivano spesso in periferia, a volte dentro i quartieri residenziali.
Insomma, non bisogna andare in Val di Susa per incontrarle. A volte basta il parco sotto casa.
Il picco è primavera-estate, tra aprile e luglio. Ma attenzione, un secondo periodo di attività si registra spesso a settembre e ottobre. E con gli inverni sempre più miti, anche a dicembre si trovano zecche attive in molte regioni italiane.
Le condizioni ideali per loro? Temperature tra i 7 e i 25 gradi, umidità alta, vegetazione fitta. Un bosco umbro dopo una settimana di pioggia, diciamo, è quasi un resort per zecche.
Questo non significa che d'estate siano meno attive. Anzi. Luglio e agosto, con escursioni, campeggi e passeggiate in quota, sono mesi ad alto rischio.
Non bisogna rinunciare alla natura. Sarebbe assurdo, oltre che triste. Però qualche accorgimento fa la differenza.
L'abbigliamento conta più di quanto pensiamo. Pantaloni lunghi, scarpe chiuse, calzini alti. Lo so, fa caldo, non è il massimo. Ma se camminate in un'area a rischio, ne vale la pena. I colori chiari aiutano, perché rendono più visibili le zecche in caso di ispezione. Infilare i pantaloni nei calzini, specie per i bambini, è una delle mosse più efficaci in assoluto. Sembra strana esteticamente, ma funziona.
I repellenti sono alleati preziosi. Quelli a base di DEET o icaridina sono tra i più efficaci. Si applicano sulle parti scoperte della pelle e anche sugli indumenti, prima di uscire. Per i bambini sotto i due anni i repellenti vanno usati con cautela e solo su consiglio del pediatra. Per i più grandi, esistono formulazioni specifiche a concentrazione ridotta.
E poi ci sono i comportamenti. Camminare al centro del sentiero. Evitare di addentrarsi nell'erba alta o di sedersi sui tronchi vicino alla vegetazione. Non appoggiarsi ai cespugli. Sembra banale, ma quante volte ci sediamo sull'erba per fare merenda durante un'escursione? Ecco, lì il rischio aumenta.

I bambini sono tra le vittime più frequenti, e non è solo questione di statura (anche se stare vicini al suolo aiuta le zecche ad aggrapparsi). È che i bambini esplorano, toccano, si buttano nell'erba, infilano le mani ovunque.
Appena rientri da una gita, prima di fare altro, fai un controllo. Su di te, sui bambini, sugli animali. Le zone da controllare con più attenzione sono il cuoio capelluto (specie dietro le orecchie), il collo, le ascelle, l'inguine e dietro le ginocchia. Sono le zone calde, riparate, meno visibili. Quelle preferite dalle zecche. Su te stesso, usa uno specchio per le zone difficili, o chiedi aiuto.
Anche i vestiti vanno ispezionati. Le zecche possono restare sugli indumenti per ore senza attaccarsi. Mettere i vestiti da escursione in lavatrice a temperature alte, appena rientrati, è una buona abitudine.
Rendere il "controllo zecche" un'abitudine post-gita, magari trasformandolo in un gioco per i più piccoli, è la cosa più utile che si possa fare. Si fa… si impara… diventa normale. Come lavarsi le mani prima di mangiare.
Chi ha un cane lo sa bene. Dopo ogni passeggiata nei prati o nei boschi, la ricerca delle zecche è quasi un rituale. Questo, perché il pelo degli animali è un ambiente ideale per questi parassiti.
Esistono molti strumenti di prevenzione (collari antiparassitari, pipette spot-on, compresse orali) e il veterinario è la persona giusta per scegliere quello più adatto al tuo animale, all'età, al peso e allo stile di vita. Non improvvisare, non usare prodotti per cani sui gatti (possono essere tossici).
Dopo ogni uscita, passa le mani sul mantello, soprattutto nelle zone più a rischio: tra le orecchie, sotto le ascelle, tra le dita, nell'inguine. Le zecche tendono a muoversi prima di attaccarsi, quindi un'ispezione subito dopo il rientro può fare la differenza.

Le zecche non vanno demonizzate. La natura non va evitata. Ma l'informazione, quella vera e concreta, fa la differenza tra una passeggiata serena e una settimana di apprensione.
Conoscere dove vivono le zecche, quando sono più attive e cosa fare per ridurre il rischio di esposizione è il modo migliore per vivere l'estate all'aperto senza ansie inutili. La prevenzione funziona, è dimostrato. Basta farla davvero.
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