venerdì 27 febbraio 2026 ore 16:15
Diciamo le cose come stanno. In Italia, se sei obeso e vivi in Calabria o in Molise, sei praticamente solo. Nessun centro specializzato vicino casa, nessun percorso terapeutico garantito, e i nuovi farmaci te li paghi di tasca tua... 300 euro al mese. Ogni mese.
Questo è il quadro che emerge dalla "mappa delle disuguaglianze" presentata dalla SIO, la Società Italiana dell'Obesità, in occasione della Giornata Mondiale dell'Obesità del 4 marzo.
Partiamo dai numeri, perché i numeri non mentono. In Italia esistono 160 centri dedicati alla cura dell'obesità. Bene. Il problema è dove si trovano:
Quel 30% meridionale, poi, è concentrato quasi tutto in tre regioni: Sicilia, Campania e Puglia.
Calabria? Molise? Praticamente assenti dalla mappa. Zone d'ombra, le chiama la SIO. E non è un'espressione poetica, è una realtà clinica concreta.
Ora, il paradosso vero è che le regioni con i tassi di obesità più alti d'Italia sono proprio quelle del Sud. Il Molise guida questa triste classifica con il 14,1% della popolazione adulta obesa, seguono la Campania al 12,9% e l'Abruzzo al 12,7%. Insomma, più hai bisogno di cure e meno le trovi vicino a te.
Negli ultimi anni sono arrivati sul mercato farmaci davvero promettenti contro l'obesità, si chiamano agonisti del recettore GLP-1. Funzionano. I dati clinici sono solidi.
Il problema è che in assenza di una diagnosi di diabete, questi farmaci non sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale. Paghi tu. Tutto.
E quanto costano? Circa 300 euro al mese.
Silvio Buscemi, presidente SIO e professore ordinario di Nutrizione Clinica all'Università di Palermo, lo dice chiaramente: "si crea una barriera sociale. Chi vive nel meridione e ha un reddito più basso non può permettersi cure che costano circa 300 euro al mese, pur avendone più bisogno".
La verità è che stiamo parlando di una malattia cronica che colpisce di più chi ha meno risorse economiche, e la risposta del sistema è: pagala tu.
La SIO non si è limitata a denunciare il problema. Il 4 marzo, in Senato, presenterà il Manifesto di Erice sull'obesità, un documento che vuole costruire una sorta di roadmap condivisa tra istituzioni, medici e pazienti. L'idea di base è semplice: smettere di trattare l'obesità come un problema individuale ("mangia meno, muoviti di più") e riconoscerla per quello che è, una patologia cronica complessa che richiede risposte strutturali.
Una delle richieste centrali della SIO è l'inserimento dell'obesità nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). I LEA sono quell'insieme di cure che lo Stato è obbligato a garantire a tutti i cittadini. Inserire l'obesità significherebbe, in teoria, garantire accesso uniforme alle terapie da Nord a Sud.
Buscemi cita la Sicilia come esempio virtuoso: "se un intervento di chirurgia dell'obesità non viene eseguito in un centro della rete regionale, non viene rimborsato. Questo è un passo verso la qualità e l'equità".
C'è un'altra cosa che vale la pena dire. I dati più recenti mostrano che il divario tra Nord e Sud sui tassi di obesità si sta riducendo. Ma non perché il Sud stia migliorando. Sta accadendo l'opposto. Infatti, è il Nord a peggiorare.
Buscemi parla di "stile di vita obesiogeno" che si sta uniformando su tutto il territorio nazionale. Città poco camminabili, cibo ultra-processato ovunque, sedentarietà strutturale. Sono fattori che non conoscono confini geografici.
La soluzione, dice il professore, passa dalle scuole e dalla progettazione urbana. Città che incoraggino il movimento, educazione alimentare vera fin dall'infanzia, ambienti che non spingano automaticamente verso scelte poco salutari. Facile a dirsi, molto meno a farsi, considerati i tempi della politica italiana.
Alla fine, quello che mi resta dopo aver letto e riletto questi dati è una sensazione di spreco. Spreco di vite, spreco di potenziale, spreco di risorse pubbliche mal distribuite. Abbiamo le conoscenze mediche, abbiamo (alcuni) strumenti terapeutici efficaci, abbiamo i dati che ci dicono esattamente dove il problema è più grave.
Eppure, chi soffre di obesità in Calabria, in Molise, o in qualsiasi altra zona d'ombra del sistema sanitario italiano continua a essere lasciato indietro. Non per cattiveria, ma per indifferenza istituzionale. Che a volte è peggio.
Il 4 marzo è la Giornata Mondiale dell'Obesità. Sarebbe bello se, per una volta, non fosse solo una data sul calendario.
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