Un medico di famiglia con uno stetoscopio color fucsia al collo e con il tesserino con su scritto Obiettivo in salute, è nel proprio studio medico moderno, luminoso e solare

Medici di famiglia. Che succede alla riforma? Ombre sulle Case di Comunità

giovedì 11 giugno 2026 ore 17:38

Diciamolo subito, senza troppi giri di parole: la riforma dei medici di famiglia è saltata. Definitivamente. Non è un rinvio, non è una pausa tecnica. È uno stop vero, confermato dai tecnici del Ministero della Salute alle Regioni. E la cosa, francamente, lascia un po' di amaro in bocca.

Ma andiamo con ordine, perché la vicenda è più intricata di quanto sembri.

Cosa prevedeva la riforma (e perché era così controversa)

L'idea originale del ministro Orazio Schillaci era ambiziosa. Si voleva, tramite decreto legge, portare i medici di medicina generale dentro le Case di Comunità, quelle strutture finanziate con i fondi del Pnrr che dovrebbero diventare i nuovi hub della sanità territoriale. Non più solo lo studio del medico di quartiere, insomma, ma qualcosa di più articolato: visite, primi esami, prevenzione, specialisti, infermieri, tutto sotto lo stesso tetto.

Per una parte dei medici era previsto anche il passaggio al rapporto di dipendenza con il Servizio sanitario nazionale. Qui è iniziato il caos.

I sindacati dei camici bianchi, Fimmg in testa, hanno alzato le barricate. Inoltre, i medici di famiglia sono liberi professionisti convenzionati con il Ssn, non dipendenti e trasformarli (anche solo in parte) avrebbe cambiato radicalmente le regole del gioco. 

Cosa sono le Case di Comunità?
Le Case di Comunità sono strutture sanitarie di prossimità previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Il target minimo fissato dal Pnrr prevede l'apertura di almeno 1.038 strutture entro fine giugno 2025. Il rischio, oggi, è che molte restino operative solo sulla carta.


La maggioranza si spacca (e la riforma muore)

Quello che colpisce davvero, però, non è solo l'opposizione dei medici. Quello era prevedibile. Ciò che sorprende è il muro alzato dall'interno della stessa maggioranza di Governo.

Una riforma elaborata per settimane e concordata persino con le Regioni, è stata abbandonata in pochi giorni.

Da un lato si potrebbe dire che il Governo ha saputo ascoltare le critiche evitando uno scontro frontale con una categoria già sotto pressione. Dall'altro... beh, stiamo parlando di una riforma che serviva davvero.

Il piano B: la convenzione come salvagente

Dunque, tramontato il decreto, cosa rimane? Il cosiddetto piano B, ovvero accelerare sul rinnovo della convenzione nazionale con la medicina generale, cercando di inserire nell'accordo un impegno orario di almeno 6 ore settimanali da trascorrere nelle Case di Comunità.

Per incentivare i medici a lavorare in team (con specialisti, infermieri, assistenti sociali) per il solo 2026 sarebbero disponibili quasi 300 milioni di euro

Il problema è il tempo. La scadenza del Pnrr per l'apertura delle Case di Comunità è fissata a fine giugno. Convincere i sindacati, scrivere un accordo, farlo firmare, declinarlo a livello regionale... Non sarà una facile impresa.

I medici esultano, ma chiedono garanzie

Dal fronte sindacale, si è parlato di speranza in un "confronto costruttivo", mettendo da subito dei chiari paletti: via il ruolo unico, niente debito orario obbligatorio nelle Case di Comunità, stop alla retribuzione per obiettivi.

Per il bene di tutti, è bene che le parti si siedano attorno al tavolo al fine di trovare un accordo che funzioni davvero. Prima che le Case di Comunità diventino bellissimi edifici vuoti.

Riflessioni conclusive

La situazione, insomma, è questa. Il decreto è saltato. La convenzione è lo strumento che resta sul tavolo, ma i tempi sono stretti e i sindacati hanno già fatto capire che non accetteranno qualsiasi cosa.

Le Case di Comunità esistono, ma rischiano di funzionare a metà, o peggio. Molte Regioni sono arrabbiate. La maggioranza evidenzia delle crepe. Le opposizioni attaccano. I medici fanno valere le loro ragioni.

E i pazienti? Quelli aspettano. Come sempre.

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