giovedì 30 gennaio 2025 ore 10:33
“Senza azioni concrete, le riforme sono solo annunci vuoti”. Con questa frase lapidaria, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, fotografa la crisi della riforma sulle liste d’attesa, approvata con fanfare nel 2024 e oggi ridotta a un fantasma legislativo. A sei mesi dalla conversione in legge del DL 73/2024, infatti, solo 1 dei 6 decreti attuativi necessari è stato approvato. Tre sono scaduti, due non hanno neppure una scadenza. Intanto, 5 milioni di pazienti continuano a navigare in un mare di attese infinite, rinunciando spesso a visite ed esami salvavita.
La riforma delle liste d’attesa nasce con obiettivi chiari: garantire a tutti i cittadini un accesso equo e tempestivo alle cure sanitarie. Tra le misure più rilevanti previste dalla legge figurano:
A oltre sei mesi dalla conversione in legge del provvedimento, però, la situazione è tutt’altro che risolta, infatti dei sei decreti attuativi necessari per far funzionare il sistema, solo uno è stato approvato. Gli altri, fondamentali per l’attuazione concreta delle misure, sono ancora bloccati.
I decreti attuativi sono essenziali per trasformare una legge in realtà. Tuttavia, il loro iter è spesso lungo e farraginoso. Nel caso della riforma delle liste d’attesa, il ritardo è evidente:
Questa paralisi legislativa è un problema serio, poiché lascia la sanità pubblica in una situazione di incertezza, con ospedali e Regioni incapaci di applicare le nuove disposizioni.
Mentre la politica tergiversa, i pazienti affrontano un vero e proprio calvario per accedere alle cure. Le liste d’attesa interminabili non solo ritardano diagnosi e trattamenti, ma mettono a rischio la salute dei cittadini, in particolare quelli più fragili.
Secondo le stime della Fondazione GIMBE, molti pazienti rinunciano alle cure perché non possono permettersi alternative nel privato. Il sistema pubblico, così com’è, non è in grado di garantire prestazioni nei tempi previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), e il risultato è un aumento delle disuguaglianze sanitarie.
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha annunciato che da febbraio 2025 sarà operativo un sistema nazionale di monitoraggio delle liste d’attesa. Tuttavia, la Fondazione GIMBE sottolinea che il percorso di attuazione è ancora lontano dal completamento. Infatti, il percorso è costellato di intoppi:
Intanto, le differenze territoriali esplodono: al Nord si attende in media 60 giorni per una risonanza magnetica, al Sud si superano i 120.
Senza il via libera regionale, il monitoraggio rischia di restare un’operazione incompleta.
Un altro punto critico riguarda il personale medico e infermieristico. La riforma prevedeva anche lo sblocco del tetto di spesa per le assunzioni nella sanità pubblica, ma finora non è stato approvato alcun decreto che definisca criteri e modalità per nuove assunzioni. Quindi i problemi sono due:
“È un circolo vizioso”, commenta Cartabellotta. “Servono professionisti per ridurre le liste, ma senza soldi e criteri chiari, le Regioni non possono agire”. Risultato? Nel 2024, il 45% degli ospedali ha ridotto i turni per carenza di personale.
Questo significa che, anche se la piattaforma nazionale fosse operativa, mancherebbero comunque i medici e gli infermieri necessari per abbattere le liste d’attesa.
La legge per abbattere le liste d’attesa è stata approvata, ma senza decreti attuativi e senza risorse adeguate, rimane solo un elenco di buone intenzioni. La Fondazione GIMBE lancia l’ennesimo appello al governo affinché acceleri l’iter burocratico e garantisca i fondi necessari per nuove assunzioni. Senza un intervento rapido e deciso, milioni di italiani continueranno ad affrontare una sanità pubblica in affanno, dove l’attesa per una visita diventa un’odissea senza fine.
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