Una donna passeggia in un parco cittadino fiorito

Dieta mediterranea e tumore al seno: lo studio italiano che sorprende

venerdì 29 maggio 2026 ore 19:28

Diciamolo subito: tre chili in meno, glicemia sotto controllo e un rischio di ricaduta ridotto del 76%. Sono numeri che fanno riflettere. E la cosa, forse, più sorprendente? Ci sono arrivati con strumenti che tutti abbiamo a disposizione, come le scarpe da camminata, l’olio d'oliva e un po' di costanza.

Lo studio è italiano, coordinato dall'Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli, e ha fatto il giro del mondo al congresso ASCO 2026 di Chicago (l'appuntamento più importante dell'oncologia clinica a livello internazionale). I risultati hanno impressionato talmente tanto da finire tra gli studi di grande impatto segnalati già nella conferenza stampa che anticipa l'evento.

Cosa hanno fatto (e scoperto) i ricercatori

Lo studio ha coinvolto quasi 500 donne operate per tumore al seno in fase iniziale, seguite in sette centri oncologici italiani. Età compresa tra i 30 e i 74 anni, diagnosi ricevuta da non più di un anno.

Le partecipanti sono state divise in due gruppi. Il primo ha ricevuto i classici consigli su alimentazione e movimento, quelli standard. Il secondo, invece, ha seguito un programma strutturato e più intensivo, incentrato sulla dieta mediterranea a basso indice glicemico, trenta minuti di camminata veloce al giorno e integrazione di vitamina D3. Entrambi i gruppi hanno assunto vitamina D per tutta la durata dello studio, circa 33 mesi.

Dopo quasi tre anni di osservazione i risultati hanno sorpreso anche chi lo aveva disegnato. Il gruppo con il programma intensivo ha perso mediamente tre chili contro 1,7 del gruppo di controllo.

La sindrome metabolica è calata del 65% nel gruppo con programma intensivo. Significativo, sì. Ma il risultato che ha fatto alzare le sopracciglia agli esperti presenti ad ASCO riguarda le pazienti con tumori ormono-responsivi (la forma più diffusa, quella che in Italia conta oltre 40.000 nuovi casi ogni anno). Tra quante hanno aderito con maggiore costanza al programma (il 41% delle partecipanti), il rischio di recidiva è apparso ridotto del 76%.

La sindrome metabolica e il cancro
La sindrome metabolica è una combinazione di fattori di rischio: obesità addominale, pressione alta, glicemia elevata e colesterolo alterato. Non è una malattia singola, è più un "pacchetto problematico". Nei pazienti oncologici è particolarmente insidiosa perché le stesse terapie contro il tumore (soprattutto quelle ormonali) possono favorirla. Nello studio italiano, la sua prevalenza si è ridotta del 65% nel gruppo con programma strutturato contro il 34% in quello di controllo. Un dato che dice molto su come lo stile di vita possa contrastare gli effetti collaterali a lungo termine delle cure.


Perché camminare funziona davvero

Quando si parla di "attività fisica" nella prevenzione oncologica, spesso si pensa a qualcosa di atletico, impegnativo, quasi irraggiungibile. Trent'anni di jogging alle 6 di mattina.

No. Lo studio dimostra che bastano 30 minuti di camminata veloce quotidiana. Tutti i giorni, certo, ma è un obiettivo concreto. Sostenibile. Economico, nel senso letterale del termine. E questo è uno degli aspetti che più colpisce gli esperti. L'intervento è "semplice, sostenibile e a basso costo", e proprio per questo potrebbe essere inserito nei percorsi standard di assistenza oncologica.

Non è la prima volta che l'esercizio fisico si mostra efficace in oncologia. Jo Chien, presidente del programma scientifico ASCO 2026 e docente all'Università della California, ha ricordato lo studio Challenge, che aveva già dimostrato come l'esercizio strutturato migliorasse la sopravvivenza nei pazienti con tumore del colon-retto. Ora si aggiunge questo tassello. Il quadro si fa sempre più chiaro.

La dieta mediterranea a basso indice glicemico
Non è la dieta mediterranea "generica" fatta di pasta al pomodoro e pizza. Quella usata nello studio privilegia alimenti che non fanno impennare la glicemia: verdure, legumi, pesce, olio extravergine d'oliva, frutta secca, cereali integrali. Si limitano, invece, zuccheri semplici, pane bianco e farine raffinate. L'indice glicemico misura quanto velocemente un alimento alza la glicemia. Mantenere livelli stabili riduce l'infiammazione cronica, che è uno dei meccanismi che favorisce la crescita tumorale e le metastasi.


Riflessioni conclusive. Cosa significa per le pazienti (e per tutti)

Il messaggio più importante di questo studio non è il singolo numero. È il cambio di prospettiva. L'oncologia sta smettendo di guardare allo stile di vita come a un "extra", una raccomandazione vaga da dare alla fine della visita. Lo sta integrando nel protocollo.

Per le donne che hanno affrontato un tumore al seno (e per quelle che stanno seguendo le terapie adiuvanti post-operatorie) questo significa che camminare, mangiare bene e integrare la vitamina D non è solo "consigliabile". È parte della cura.

Va sottolineato che, in Italia, la percentuale di recidiva a 10 anni per i tumori al seno in stadio precoce è scesa all'11,7% grazie alle terapie attuali. Un risultato straordinario. Ma il rischio sale tra il 10% e il 50% negli stadi più avanzati. E su quel rischio, evidentemente, si può ancora intervenire.

Non con ulteriori farmaci costosi, ma con le scarpe giuste e un piatto di verdure con i legumi.

Ricerca presentata all'ASCO Annual Meeting 2026, Chicago. Studio coordinato dall'Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli, con la partecipazione di Università di Catania, Istituto CRO-IRCCS di Aviano, Università di Verona, Università di Napoli Federico II e Università di Toronto.

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