venerdì 27 marzo 2026 ore 09:05
Ogni mattina, quasi per riflesso condizionato, accendi il fornello e prepari il caffè. Un gesto automatico, quasi banale. Eppure… e se quella tazzina stesse facendo qualcosa di molto più importante di svegliarti?
Sembra quasi troppo bello per essere vero. Ma uno studio pubblicato su JAMA, condotto da ricercatori di Harvard, Mass General Brigham e del Broad Institute, suggerisce proprio questo: bere caffè e tè regolarmente potrebbe ridurre il rischio di sviluppare la demenza. E non stiamo parlando di un effetto trascurabile.
Quello che rende questa ricerca diversa dalle solite è la durata. Quarantatré anni di follow-up su oltre 131.000 persone. Non è uno di quegli studi lampo su 200 volontari che poi sparisce nel dimenticatoio. Qui parliamo di due grandi coorti americane: il Nurses' Health Study (iniziato nel 1976, con 86.216 donne, tutte infermiere) e l'Health Professionals Follow-Up Study (dal 1986, con 45.215 uomini, tutti professionisti sanitari). Nessuno dei partecipanti, all'inizio, soffriva di demenza, Parkinson o cancro.
Dopo quasi mezzo secolo, sono stati identificati 11.033 casi di demenza. E incrociando questi dati con le abitudini alimentari dei partecipanti, è emerso qualcosa di interessante.
Chi consumava più caffè mostrava un rischio di demenza inferiore del 18% rispetto a chi ne beveva poco o niente. Anche il declino cognitivo risultava più contenuto (7,8% contro 9,5%). Non è una differenza enorme, ma su scala mondiale è tutt'altro che irrilevante.
Ti stavi facendo questa domanda, vero? La risposta è: “non tantissime, 2-3 tazzine di caffè al giorno, oppure 1-2 tazze di tè”. Non serve attaccarsi alla macchinetta da bar per ottenere il beneficio.
Anzi, i consumi più alti non hanno mostrato effetti negativi, ma nemmeno benefici molto superiori. Insomma, la moderazione vince ancora.
Deluderò tanti, lo so, ma il caffè decaffeinato non ha mostrato gli stessi effetti protettivi. Zero. Niente. Mentre il tè, che tecnicamente contiene teina (che è caffeina sotto un altro nome), ha prodotto risultati simili al caffè normale.
Questo suggerisce con una certa forza che sia proprio la caffeina il componente attivo in gioco. Non solo i polifenoli, non solo i flavonoidi, insomma. Daniel Wang, ricercatore del Mass General Brigham e professore alla Harvard Medical School, lo dice chiaramente: "i nostri risultati suggeriscono che il consumo di caffè e tè, con caffeina, possa contribuire a proteggere la funzione cognitiva".
Come funziona, esattamente? La caffeina e i polifenoli presenti in queste bevande potrebbero ridurre l'infiammazione e lo stress ossidativo nel cervello, due processi che nel tempo danneggiano i neuroni e accelerano il declino cognitivo. Diciamo che il meccanismo preciso non è ancora del tutto chiaro, e i ricercatori lo ammettono senza problemi.
Yu Zhang, dottorando alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, ha spiegato che i risultati erano simili anche tra persone con diverso rischio genetico alla demenza. In altre parole, il caffè potrebbe fare bene a prescindere dal tuo DNA. Non elimina il rischio, ma lo riduce comunque.
Lo studio è osservazionale. Significa che i ricercatori hanno osservato correlazioni, non relazioni di causa-effetto dimostrate. Potrebbe anche essere che le persone nelle fasi iniziali del declino cognitivo, magari senza saperlo, abbiano già iniziato a bere meno caffè o tè. In quel caso, sarebbe il declino a causare il cambio di abitudini, e non il contrario.
C'è anche un altro limite. Entrambi i gruppi erano composti da professionisti della salute, probabilmente con abitudini di vita mediamente più sane della popolazione generale. Questo potrebbe rendere difficile generalizzare i risultati a tutti.
Gli stessi autori dello studio lo scrivono senza mezzi termini: "occorre capire i percorsi biologici attraverso cui il caffè influenza la salute cognitiva". Servono, perciò, studi che analizzino anche i diversi tipi di caffè (espresso, moka, filtro) e le diverse varietà di tè.
Nessuno sta dicendo di buttare via i farmaci e bersi cinque caffè al giorno sperando di scongiurare l'Alzheimer. Sarebbe ingenuo e sbagliato. La prevenzione della demenza è una questione complessa, che riguarda l'attività fisica, la dieta, le relazioni sociali, il sonno, la stimolazione cognitiva.
Però… l'idea che un gesto così ordinario (la tazzina di caffè del mattino) possa contribuire, nel tempo, alla salute del cervello, è già qualcosa. Non è poco, anzi. Dà un significato diverso a un'abitudine consolidata.
Forse non è la risposta definitiva alla demenza. Ma è un ottimo motivo per gustare il prossimo caffè senza sensi di colpa.
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