Una donna sta facendo rifornimento di Diesel in una stazione di servizio, ma il prezzo al litro è un'incognita e il costo gira vorticosamente. Sullo sfondo c'è un cartello con una scritta sbarrata… la scritta dice: "Fine sconto accise"

Benzina e diesel più cari dal 6 giugno. Cosa decide il Governo?

venerdì 05 giugno 2026 ore 17:33

Siamo di nuovo qui. L'ennesima scadenza sul taglio delle accise ai carburanti, l'ennesimo decreto last-minute, l'ennesima discussione su chi aiutare e come. È comprensibile che a furia di sentirne parlare si perde un po' il filo... ma stavolta la situazione è un po' diversa dal solito. Perché potrebbe essere davvero l'ultimo sconto "per tutti".

La scadenza del 6 giugno. Cosa si rischia concretamente

Il taglio delle accise sui carburanti introdotto dal Governo Meloni scade a mezzanotte del 6 giugno. L'ultima proroga era arrivata il 22 maggio, riducendo lo sconto a 12,2 centesimi al litro per il gasolio e mantenendo 6,1 centesimi per la benzina. Meno, rispetto alle misure precedenti, ma comunque qualcosa di concreto per i consumatori.

Se non arrivasse nessun intervento entro quella data, gli effetti sarebbero immediati. Secondo le stime del Codacons, la benzina verde salirebbe in media a 1,98 euro al litro (2,02 in autostrada), mentre il diesel toccherebbe 2,10 euro (fino a 2,19 in autostrada). Tradotto: circa 3 euro in più per un pieno di benzina, e addirittura 6 euro in più per il diesel.

Come funzionano le "accise mobili"

Sentiamo spesso questa espressione in giro ma... non tutti sanno bene di cosa si tratta. Le accise mobili sono un meccanismo che il Governo Meloni ha introdotto nel 2023. L'idea di fondo è abbastanza semplice… quando il prezzo dei carburanti aumenta, l'IVA al 22% applicata incassa automaticamente di più (perché è calcolata sul prezzo finale). Quell'extragettito IVA viene usato per abbassare temporaneamente le accise, tenendo così sotto controllo il prezzo alla pompa.

In pratica: il mercato sale, lo Stato compensa. Non è uno sconto "gratis" nel senso che arriva da soldi che lo Stato avrebbe comunque incassato in più. È più, una redistribuzione intelligente. O almeno, questa è l'idea.

Il ministro Giorgetti ha confermato che anche stavolta si userà questo meccanismo. Il punto è capire quanto extragettito IVA c'è stato a maggio, dato che i numeri vengono contabilizzati solo nei giorni immediatamente precedenti alla scadenza.

Il grande cambiamento in arrivo. Addio agli aiuti generalizzati

Ecco la parte più interessante da seguire nei prossimi mesi. Il Governo sta lavorando per superare il modello dello sconto uguale per tutti. La nuova direzione punta agli aiuti "mirati", richiesti anche dall'Unione europea, dall'FMI e dall'OCSE.

In concreto? L'intenzione è concentrare i sostegni su chi usa l'auto per lavoro, soprattutto dipendenti con redditi medio-bassi che non possono permettersi alternative. I lavoratori, insomma. Perché il loro stipendio è fisso mentre il costo della benzina non lo è.

Lo strumento principale che si valuta sono gli incentivi alle imprese, sul modello di quanto già fatto nel 2022 dal Governo Draghi. Allora era stato introdotto un bonus carburante da 200 euro che le aziende potevano riconoscere ai dipendenti, con detassazione e decontribuzione. C'era anche un ampliamento dei fringe benefit, portati prima a 600 e poi addirittura a 3.000 euro l'anno. Questa strada ha il vantaggio di essere flessibile… le aziende possono usarla anche per le bollette energetiche, non solo per la benzina.

I fringe benefit. Cosa sono davvero?
I fringe benefit sono compensi "in natura" che il datore di lavoro può riconoscere ai dipendenti, esentasse fino a una certa soglia. Auto aziendale, cellulare, buoni spesa, rimborso bollette... tutte cose che non compaiono in busta paga, ma hanno un valore reale. Nei periodi di crisi energetica sono diventati uno strumento di welfare aziendale di fatto. La soglia ordinaria è 258,23 euro l'anno, ma in emergenza il Governo può alzarla temporaneamente per decreto. Nel 2022 era arrivata fino a 3.000 euro.


Il voucher da 100 euro. Idea nata e già quasi morta

C'era anche un'altra proposta sul tavolo, quella del voucher da 100 euro per le famiglie con ISEE inferiore a 15.000 euro, da erogare tramite la social card. Una platea di circa 1,2 milioni di nuclei familiari. Costo stimato: 120 milioni. Non poco, ma molto meno dei 2 miliardi complessivi spesi dal 18 marzo per tagliare le accise.

Sembrava una misura sensata, mirata, economicamente sostenibile. E invece non è passata. Il Consiglio dei Ministri non l'ha approvata.

Cosa succede adesso, in concreto

Entro domani, arriverà quasi certamente un nuovo decreto con le accise mobili, calibrato sull'extragettito IVA di maggio. Probabilmente non sarà uno sconto enorme, ma dovrebbe mantenere benzina e diesel vicini alla soglia dei 2 euro al litro, che ha un valore più psicologico che economico, ma conta.

Nelle settimane successive, il Governo lavorerà al passaggio verso gli aiuti mirati attraverso le imprese. I dettagli tecnici sono ancora da definire, e non è detto che tutto vada liscio.

La domanda che resta aperta è semplice: riuscirà il governo a costruire un sistema di aiuti che sia davvero equo, efficiente e sostenibile nel tempo? O continueremo ad andare avanti di decreto in decreto, sempre un passo dietro all'emergenza?

Per ora, teniamo d'occhio il 6 giugno.

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