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LA SCOLIOSI IDIOPATICA DELL'ADOLESCENTE

A cura del Dott. Konstantinos Martikos 
Specialista in Ortopedia e Traumatologia 
Chirurgo Vertebrale - Scoliosi e Patologie Vertebrali 


La colonna vertebrale o “rachide” è costituita da una sequenza di ossa, chiamate vertebre, separate una dall’altra da dei dischi. Sul piano frontale, cioè quando vista in direzione antero-posteriore, la colonna normalmente dovrebbe essere dritta. 

La scoliosi è una deviazione della colonna verso destra o sinistra sul piano frontale. Questa deviazione può essere quantificata radiograficamente in valore angolare. Si definisce scoliosi una curva maggiore di 10°. La scoliosi è più comunemente presente nella parte toracica e lombare della colonna e spesso interessa entrambi queste aree. Più raramente può interessare il tratto cervicale.

Tipologie di scoliosi 

La scoliosi può essere dovuta a diverse patologie sottostanti* ma la tipologia più comune è quella idiopatica, che vuol dire “senza causa conosciuta”. 

La scoliosi idiopatica si distingue in base all’età di esordio in:

infantile: età 0-3 anni

pediatrica: età 4-9 anni

adolescenziale: età 10-18 anni

Tra tutti i tipi di scoliosi, quella più frequente in assoluto è la scoliosi idiopatica dell'adolescente che è presente in circa il 3% degli adolescenti ed è più frequente nelle femmine rispetto ai maschi. 

Di seguito viene descritta proprio la scoliosi idiopatica dell'adolescente.

Segni clinici

I seguenti segni, singolarmente o in associazione, possono essere espressione di scoliosi:

una spalla più alta dell’altra, una scapola più prominente dell’altra, un gluteo più alto dell’alto, asimmetria dei fianchi, sbandamento laterale del tronco, adattamento asimmetrico dei vestiti, alla flessione del tronco un lato della colonna più prominente dell’altro.

Queste asimmetrie appaiono perché la scoliosi è una deformità tri-dimensionale. La colonna, oltre che deviare lateralmente, si torce con le vertebre che ruotano una rispetto all’altra. La rotazione vertebrale trascina anche le coste causando la salienza della gabbia toracica; tale salienza si definisce gibbo. La sede e l’entità di rotazione dipendono dal tipo di curva e dalle caratteristiche fisiche di ogni soggetto.

La visita specialistica

Il medico specialista raccoglie la storia clinica del paziente, valuta la familiarità per scoliosi, prende in considerazione l’accrescimento corporeo, esegue un esame clinico, valuta le radiografie della colonna o le prescrive in caso di necessità, spiega al paziente ed alla familia il quadro, risponde a domande e dubbi sulla patologia e decide il programma terapeutico. Infine, segue il paziente nel tempo in maniera periodica fino al completamento della maturità scheletrica.

Interpretazione radiografica

La scoliosi viene definita in base al tratto della colonna dove compare: toracico prossimale, toracico distale o lombare. La scoliosi può interessare ciascuna o più di una di queste tre aree e quindi si parla di curva singola, doppia o tripla. La scoliosi si misura in gradi come un angolo, che prende il nome di angolo di Cobb, definito dalle vertebre più inclinate della curva stessa.

L'evolutività della scoliosi

Non è sempre possibile prevedere se una scoliosi è destinata a peggiorare o meno, anche se ci sono alcuni fattori che aumentano il rischio di progressione. 

Il periodo di maggior rischio per l’aggravamento di una scoliosi è il picco di crescita adolescenziale. Gli indicatori principali di progressione sono l'entità della curva, la precocità d’esordio ed il potenziale di crescita. Generalmente, più è giovane il paziente, più è immaturo lo scheletro e più è severa la curva al momento della diagnosi, maggiore sarà il potenziale di evoluzione della scoliosi.

Come si può determinare il potenziale di crescita?

Il potenziale di crescita si valuta prendendo in considerazione un insieme di parametri biologici e radiografici. Un incremento progressivo dell’altezza corporea a distanza di 4-6 mesi indica un alto potenziale di crescita. Al contrario, il rallentamento o l’arresto dell’altezza corporea indica un basso potenziale di crescita. Si prende inoltre in considerazione il momento di comparsa dei primi segni di pubertà che rappresenta un periodo di alto potenziale di crescita. In aggiunta, si valuta anche un parametro radiografico detto segno di Risser.

Il segno di Risser 

Rappresenta il processo di ossificazione della cartilagine di accrescimento delle creste iliache. La cresta iliaca è ricoperta da un “arco” di tessuto cartilagineo che va incontro ad ossificazione (da cartilagine diventa osso). Questo processo avviene durante la pubertà ed è visibile nelle RX. Quando lo scheletro inizia a diventare maturo, l’ossificazione comincia ad apparire sul bordo esterno della cresta iliaca (Risser 1) e durante l’età adolescenziale cresce fino a coprire l’intera cresta iliaca ed a fondersi con essa (Risser 5). I vari stadi di ossificazione vengono classificati da 0 a 5, dove zero rappresenta la fase di assenza dell’arco cartilagineo e 5 significa il raggiungimento della maturità scheletrica.

Le scelte di trattamento

La scoliosi può essere trattata non-chirurgicamente o chirurgicamente, in base alla severità e progressione della curva. Il trattamento non-chirurgico o conservativo consiste nel seguire la scoliosi nel tempo per osservarne la progressione, trattandola con adeguati provvedimenti terapeutici (busti e/o ginnastica correttiva). Il trattamento chirurgico viene preso in considerazione quando la scoliosi raggiunge valori compatibili con un aggravamento progressivo anche dopo il raggiungimento della maturità scheletrica.

Il trattamento conservativo

Consiste in un monitoraggio continuo del paziente attraverso visite periodiche dallo specialista, con radiografie eseguite generalmente una volta all’anno e comunque a discrezione dello specialista in base all’evoluzione del quadro. Durante questo periodo, in base al quadro, si può consigliare l’utilizzo di un busto ortopedico. Il busto generalmente viene preso in considerazione quando il quadro presenta caratteristiche compatibili con un potenziale evolutivo. L’obiettivo del busto è di rallentare la progressione della scoliosi. 

Il busto

Il busto (chiamato anche corsetto o ortesi) si adatta attorno al corpo e i fianchi ed il suo obiettivo è quello di esercitare una pressione (spinta) sulla convessità della curva. Esistono vari tipi di busto. Esso viene costruito in base al tipo di scoliosi e la localizzazione della curva principale ed i criteri di valutazione dello specialista. Dagli stessi parametri dipende anche il programma di trattamento giornaliero. Le opinioni riguardanti l’uso del busto ed il tipo di busto da applicare variano tra i vari specialisti. 

L'utilità del busto

Si tratta di un argomento controverso, in quanto nonostante esso può essere d’aiuto in alcuni pazienti, la sua efficacia non è costante ed uniforme in tutti i pazienti. Gli esperti a favore del busto suggeriscono che esso può aiutare a rallentare la progressione della scoliosi nella maggior parte dei pazienti e che per fare in modo che il trattamento funzioni, deve essere indossato con continuità. E’ comunque vero che alcune scoliosi progrediscono anche se trattate con busto. E’ altrettanto vero che altre scoliosi rimangono stabili anche senza busto.

Nonostante studi scientifici continuano a valutare la risposta al problema del busto, quello che veramente non sappiamo ancora è se la progressione della scoliosi può essere arrestata in tutti gli individui. In ogni caso, se si opta per l'utilizzo del busto, è importante che l'adolescente continui a svolgere le attività di vita sociale e sportiva di piacimento.

L'aggravamento della scoliosi

L’evidenza scientifica indica che generalmente le scoliosi che non superano i 40 gradi al termine della maturità scheletrica non sono evolutive durante l’età adulta. Al contrario, le scoliosi che superano i 40 gradi prima del raggiungimento della maturità scheletrica è probabile che possano progredire anche dopo il termine della maturità scheletrica. Questa probabilità aumenta in base all’aumento dell’entità della curva. In questi casi è indicato l’intervento chirurgico. Si segnala comunque che l’eventuale decisione chirurgica viene presa in considerazione in base alla tipologia e sede di curva e comunque dopo valutazione clinico-radiografica da parte del medico specialista e che i 40 gradi rappresentano un valore che deve essere ponderato in ogni singolo paziente.

L'intervento chirurgico

L’obiettivo dell'intervento è di arrestare la progressione della scoliosi e di offrire una correzione nei limiti della severità e rigidità della deformità. Arrestare la progressione aiuterà a prevenire problematiche future conseguenti l’evoluzione della scoliosi che in base alla tipologia e la sede possono essere il dolore, l’artrosi precoce, la debolezza muscolare ed in casi più severi problemi respiratori, cardiaci o gastro-intestinali.

In cosa consiste l’intervento?

Durante l’intervento, la curva viene corretta nei limiti consentiti dalla severità della deformità. Per ottenere la correzione, vengono posizionati impianti (generalmente viti, barre, fili o uncini). Alla fine delle manovre di correzione, vengono posizionati degli frammenti ossei (innesti ossei) sopra gli impianti. Col tempo, gli innesti ossei favoriscono la fusione delle vertebre trattate formando una solida colonna ossea lungo il tratto rachideo trattato ed è proprio questo processo che dà il nome all'intervento stesso: "artrodesi vertebrale". Questo processo in genere impiega dai 6 ai 12 mesi.

La fusione delle ossa, toglie il potere di crescita dal tratto operato, essendo proprio il potere di crescita il “motore” di progressione della scoliosi. L’eventuale quantità di crescita che si perde con la fusione è compensata dalla quantità di crescita guadagnata dalla correzione della curva o delle curve. La fusione comunque toglie anche la capacità di movimento della colonna nel tratto dove avviene per cui nella pianificazione del trattamento chirurgico si cerca di includere nell'area di artrodesi il minor numero possibile di vertebre da trattare.

Perché non aspettare l’esordio dei sintomi nell’età adulta per eseguire l’intervento chirurgico?

La chirurgia viene proposta prima dell’insorgenza dei sintomi per una serie di motivi. Affrontare una curva quando essa è ancora di moderata entità, elastica, ben correggibile ed in età adolescenziale, comporta un processo chirurgico meno complesso con meno rischi ed con un minor numero di vertebre da includere nella fusione rispetto alla stessa curva trattata in età adulta, progredita ad un valore angolare e rotazione maggiore, più rigida e meno correggibile.

In più, nell’adolescenza il recupero post-operatorio è più facile e la vita quotidiana è meno complessa in termini d’impegno sociale, lavorativo, familiare.

Come facciamo a decidere se la chirurgia è la scelta giusta?

Le domande principali da porre al vostro consulente ma anche da cercare su fonti d’informazione scientifica in rete (ad esempio PubMed) sono:

Quali sono i rischi e benefici nel fare l’intervento al momento proposto? Quali sono i rischi se non si esegue l’intervento? Quali sono i rischi e benefici nel valutare l’intervento in futuro?

Anche se ognuno interpreta le risposte e valuta i rischi e benefici in maniera diversa, queste domande rappresentano un buon punto di partenza ottenendo delle informazioni che permettono di prendere una decisione ben ponderata. E’ una buona idea chiedere una seconda opinione specialistica.

Conclusioni

La scoliosi idiopatica dell’adolescente è una condizione ben trattabile e generalmente non compromette la capacità di partecipare pienamente alle attività normali e nel godersi la vita.

Si spera che le informazioni sopracitate possano essere d’aiuto, tenendo in mentre che esse sono generiche e che hanno l’intenzione di fornire uno schema sintetico sulla scoliosi idiopatica dell’adolescente senza l’obiettivo di proporre qualche trattamento in particolare o sostituire la valutazione medica. La scoliosi è una patologia complessa e qualsiasi programma terapeutico dovrebbe essere definito assieme al medico consulente ed in base al quadro di ogni singolo paziente.

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