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AUTISMO O AUTISMI? UN PO' D'ORDINE!

 

A cura della 
Dott.ssa Gilda De Giorgi 

Psicoterapeuta e psicologa clinica, specializzata in salute 
relazioni familiari e interventi di comunità 

Maglie  

 

Il Disturbo dello spettro autistico, o Autismo, o Autismi, è forse tra tutti i disturbi relativi l’età evolutiva il più studiato, eppure ancor tanto misterioso. Numerose le ricerche, quanti però gli approcci a tale disturbo. Con approcci si intendono i differenti indirizzi teorici di psicoterapia, attraverso i quali prendono forma diverse definizioni e ipotesi di paziente, normalità e patologia, disturbo, obiettivi, tecniche, cura. Il panorama degli approcci odierni è variegato quanto ricco e delineabile come un continuum, ai cui poli opposti troviamo Psicoanalisi e Comportamentismo, mentre nel mezzo altrettanti indirizzi più inclini all’uno o all’altro. Trattasi in sostanza di interpretazioni, punti di vista della clinica, corroborati da anni di ricerca.

Anche per l’Autismo, in quanto disturbo, molteplici sono le lenti di ingrandimento e le prospettive attraverso cui viene guardato e analizzato. Ne conseguono tecniche diversificate a seconda dell’obiettivo preposto, nonostante il fine principale e trasversale sia sempre quello di garantire un maggior benessere sia al minore che alla famiglia. Si dovrebbe per cui parlare oggi di Autismi, non solo in quanto il disturbo assume tratti differenti a seconda del minore affetto, ma anche per i punti di vista di cui sopra.

Segue che le risposte sociali, assistenziali e terapeutiche sono la risultante di ricerche strutturate in base ai diversi approcci, oltre che della cultura medico-psichiatrica e civile e della organizzazione dei servizi sanitari e educativi.

Nonostante la diversificazione dei movimenti di cura e la frammentarietà che può conseguirne nella presa in carico dell’utenza, anche solo ad un livello mediatico, un punto di incontro è stato rintracciato nell’ipotesi causale multifattoriale, di basi: genetiche e ambientali, pre e post natali, non sempre rintracciabili, che equivale a dire avere delle ipotesi più o meno condivise sulle determinanti dell’Autismo.

Posto che suddetto articolo si pone come umile guida tra quello che il panorama scientifico offre oggi rispetto tale disturbo, passerò in rassegna brevemente i diversi approcci e le diverse tecniche usate, partendo dal presupposto che sia utile quanto giusto che l’utenza sia informata su tutte le possibilità che ha a disposizione per intraprendere un percorso di aiuto più consapevole e aderente a proprie aspettative e desideri.

Partendo dal polo Comportamentista, secondo il quale è bene lavorare sul comportamento manifesto, come unità d’analisi, per giungere a modificazioni più profonde di pensiero, metodo d’elezione per l’Autismo è l’ABA, o Analisi Applicata del Comportamento, utilizzato sia in ambiente naturale del bambino che clinico, e relativo a: area del linguaggio; del gioco; della comunicazione; della socializzazione; delle autonomie personali; delle abilità scolastiche. Lo scopo principale della tecnica è quello di disabituare il bambino nei comportamenti problema o stereotipie (tratto più caratteristico del minore autistico), sostituendoli con comportamenti positivi, da rinforzare attraverso una generalizzazione del comportamento appreso. Solitamente si tratta di interventi intensivi precoci sul versante psicoeducativo, strutturati sulla base di un piano individualizzato.

Sul versante più propriamente Cognitivo Comportamentale, si aggiunge all’analisi del comportamento manifesto, una correlazione con le strutture e costruzioni cognitive dell’individuo, che, sostenute dal piano emotivo, reiterano condotte funzionali e/o disfunzionali, aldilà del dato di realtà. Ne deriva il TEACCH, che non è né un metodo né una tecnica, ma un servizio integrato di interventi, i cui modi e strumenti di lavoro si modellano sulla base di esigenze e motivazioni cliniche di genitori, bambino e operatori delle diverse strutture interessate. L’intervento è prevalentemente costituito da un implemento dell’uso indipendente di compiti già presenti nel repertorio del bambino e in minor parte dall’insegnamento di nuove abilità. Obiettivo primario rimane la generalizzazione di capacità acquisite, cui si aggiunge la comunicazione spontanea, intesa come capacità di espressione di bisogni e di scambio di informazioni ed esperienze.

Sempre verso il polo Comportamentista, arricchito dal versante evolutivo e naturalistico citiamo l’ESDM, Modello Denver per l’intervento precoce, strumento riabilitativo che prende in carico il disagio del minore, ma anche sue inclinazioni, interessi e bisogni specifici, strutturando un piano di intervento altamente personalizzato, cui obiettivo sono comunicazione e interazione, in una cornice di affetto positivo. Si tratta inoltre di una strategia condivisibile in ambienti clinici e quotidiani, che attraverso l’interazione stimoli il minore a colmare deficit dell’apprendimento, attenuando la gravità sintomatologica del disturbo e favorendo lo sviluppo in tutti i suoi domini.

Tornando al continuum, al polo opposto troviamo l’approccio Psicoanalitico, secondo il quale l’obiettivo primario è la realizzazione autentica di sé del minore. Tale obiettivo si realizza attraverso la psicoterapia, conducendo il bambino con autismo a sviluppare le sue potenzialità e la sua personalità, a partire dalle risorse interne, spesso silenti e schiacciate dalla sintomatologia. Tale approccio si realizza, nelle fasi iniziali, in un contesto clinico e intimo, lo studio del terapeuta, che attraverso materiali e tecniche consone all’età del minore, come il gioco e il disegno, facilita la slatentizazione o scioglimento di nodi sensoriali-esperienziali chiusi e bloccati, promuovendo una loro comunicazione attraverso il transfert, quindi un linguaggio simbolico e astratto, situato nella relazione tra terapeuta e minore.

Per tutti questi approcci all’autismo, trasversale è la presa in carico della coppia genitoriale e di tutto il mondo che ruota attorno al minore. Partendo dal presupposto che mamma e papà rappresentano i “migliori esperti”, si lavora per una loro valorizzazione di ruolo e di funzioni, soprattutto quando vi sono vissuti di impotenza e dolore incistati nella situazione clinica. La presa in carico suddetta si può realizzare attraverso diverse modalità, declinate a seconda degli approcci in: psicoterapia di coppia; parent training; psicoterapia familiare.

 

Celi F., Fontana D., Psicopatologia dello sviluppo. Storie di bambini e psicoterapia, Milano, McGrawHill education, 2015, III edizione;

Mastella M., Lo psicoanalista e l’autistico della porta accanto o dentro la stessa stanza, Speciale autismo e psicoanalisi, SPIWeb, aprile 2014;


Rogers S. J., Dawson G., Early Start Denver Model for Young Children with Autism: Promoting Language, Learning & Engagement, The Guilford Press, New York, 2010

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