Un'onda silenziosa, ma non per questo meno impetuosa, sta travolgendo le nuove generazioni. Parliamo di dipendenze, un universo complesso che oggi assume contorni inediti, sfidando genitori, educatori e la società intera. Se un tempo i fantasmi principali erano alcol e droghe "classiche", oggi lo scenario si è frammentato in una miriade di nuove trappole, spesso mascherate da innocue abitudini o facili soluzioni a un disagio sempre più palpabile. Questo non è un grido d'allarme fine a sé stesso, ma un'analisi basata su dati recenti.
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I numeri parlano chiaro, e il recente Rapporto ESPAD 2024 (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs), coordinato dall'Istituto di fisiologia clinica del CNR, insieme ai dati dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), dipinge un quadro preoccupante e in rapida evoluzione. Se da un lato assistiamo a un calo nel consumo di alcol e sigarette tradizionali tra gli adolescenti europei (un risultato "storico" come sottolineato da Sabrina Molinaro, coordinatrice ESPAD) dall'altro, nuove sirene ammaliatrici stanno guadagnando terreno.
È come se il "mercato" delle dipendenze si fosse adattato, proponendo alternative più subdole, più socialmente accettate o, peggio ancora, percepite come meno rischiose. La Generazione Z, come evidenziato da S. Molinaro, è meno incline alle uscite tradizionali. Questo cambiamento nello stile di vita potrebbe spiegare, in parte, il calo del consumo occasionale di alcune sostanze.
Cosa sta succedendo, quindi? Stiamo assistendo a una diversificazione delle dipendenze, un fenomeno che potremmo definire "liquido", capace di infiltrarsi nelle pieghe della quotidianità giovanile.
L'allarme più forte arriva, forse, dall'uso di psicofarmaci senza prescrizione medica. Tranquillanti, sedativi, antidolorifici, e persino farmaci per l'attenzione e l'iperattività (come il metilfenidato), diventano strumenti per "gestire" ansia, inadeguatezza, stress scolastico o per potenziare lo "sballo" in combinazione con altre sostanze. Il Rapporto ESPAD 2024 evidenzia che in Italia l'11% degli adolescenti (15-16 anni) ne ha fatto uso (media europea al 14%). Particolarmente significativo è l'aumento dell'uso di tranquillanti e sedativi, passato dal 4,3% nel 2019 al 6,3% nel 2024, con una prevalenza femminile (7,9% contro il 4,2% maschile). Le ragazze, inoltre, li utilizzano anche con la speranza, spesso illusoria e pericolosa, di dimagrire.

La facile reperibilità di questi farmaci (spesso trovati nell'armadietto dei medicinali di casa) è un fattore cruciale. Questo "fai-da-te farmacologico" è estremamente pericoloso: non solo per gli effetti collaterali e il rischio di sovradosaggio, ma perché impedisce una diagnosi corretta del disagio sottostante. L'ansia, la tristezza, la difficoltà di concentrazione non sono "nemiche" da sedare chimicamente a caso, ma segnali che il nostro sistema mente-corpo ci invia. Sopprimerli con un farmaco non prescritto è come togliere la batteria a un allarme antincendio mentre la casa brucia.
Un altro fronte caldissimo è quello del gioco d'azzardo. E qui, purtroppo, i ragazzi italiani sembrano detenere un triste primato. Secondo l'ESPAD, nel 2024 ben il 44,8% degli studenti italiani di 15-16 anni ha praticato gioco d'azzardo, un balzo enorme rispetto al 28% del 2015 e al 32% del 2019. Parliamo di scommesse sportive, slot machine (anche online), gratta e vinci. L'accessibilità tramite smartphone ha abbattuto ogni barriera, rendendo l'azzardo disponibile 24/7.
Il meccanismo psicologico alla base è potente. La scarica di adrenalina, l'illusione di un guadagno facile, la possibilità di sfidare la sorte. Per un adolescente in cerca di emozioni forti o di una via di fuga dalla noia o dalle frustrazioni, può essere una tentazione irresistibile. Il problema è che il confine tra gioco occasionale e dipendenza patologica (Gioco d'Azzardo Patologico - GAP) è sottilissimo e facile da oltrepassare, soprattutto quando la corteccia prefrontale, deputata al controllo degli impulsi e alla valutazione delle conseguenze, è ancora in pieno sviluppo.
I dati dell'ISS sulla giornata mondiale senza tabacco sono un pugno nello stomaco. Se il fumo di sigaretta tradizionale mostra una lenta riduzione tra gli adulti, i nuovi prodotti a base di nicotina e non solo (sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato - HTPs, nicotine pouches) stanno dilagando tra i giovanissimi, annullando di fatto i progressi fatti.
Parliamo di:
Il fenomeno più allarmante è il "policonsumo", cioè l'utilizzo combinato di più prodotti. Tra gli 11-13enni è passato dal 26% nel 2022 al 45,5% nel 2025 (dato proiettato per l'anno scolastico in corso). Tra i 14-17enni, dal 38,7% al 70,7%. Le ragazze superano i ragazzi nel consumo nelle scuole superiori (42,1% vs 32,2%).
Le e-cigarette sono particolarmente popolari, con esordi sempre più precoci. Preoccupa l'uso di liquidi contenenti nicotina (86,8% dei consumatori 14-17enni). Emergono anche le bustine di nicotina, provate dall'8,2% dei 14-17enni, più del doppio rispetto al 2024 (3,8%).
Il marketing aggressivo, i gusti accattivanti, la percezione (errata) di minor dannosità rispetto alle sigarette tradizionali e, non ultimo, l'effetto "moda" e l'influenza dei pari contribuiscono a questa diffusione. Ma la nicotina, in qualunque forma venga assunta, crea una forte dipendenza, specialmente in un cervello giovane.
Molti giovani iniziano a usare e-cig o HTPs pensando che siano "più sicuri" o un modo per smettere di fumare. In realtà, l'esposizione precoce alla nicotina può:
L'uso di cannabis, pur rimanendo la sostanza illegale più diffusa, mostra un calo nell'utilizzo occasionale in Italia (18% degli adolescenti nel 2024 contro il 27% nel 2019, secondo ESPAD). Tuttavia, la percentuale di chi rischia di sviluppare dipendenza (5,2%) rimane stabile. Questo suggerisce che chi la usa in modo problematico continua a farlo, forse anche a causa di una minore percezione del rischio.
Preoccupa invece l'aumento del consumo di cocaina, anche tra i giovanissimi e talvolta come prima sostanza. Virgilio Albertini di San Patrignano riporta che è la sostanza più usata tra quelli che arrivano in comunità. Quasi 54.000 ragazzi tra i 15 e i 19 anni ne hanno fatto uso nel 2023, superando i livelli pre-pandemia. Luciano Schillaci (FICT) conferma l'abbassamento dell'età del primo uso e la "normalizzazione" della cocaina, non più percepita come un comportamento a rischio. Lo stereotipo del tossicodipendente con la siringa è svanito. Oggi l'eroina, quando usata, è per lo più fumata.
Non possiamo ignorare le dipendenze comportamentali, in particolare quelle legate a social media e videogiochi. L'aumento di ansia e depressione tra i giovani è correlato con un incremento del tempo trascorso online. Il ritiro sociale, con adolescenti chiusi nelle loro stanze che abbandonano persino la scuola (fenomeno giapponese Hikikomori, che significa “stare in disparte”), è spesso associato a un eccesso di gioco online.
Secondo ESPAD 2024, il 47% degli adolescenti mostra un profilo a rischio per l'uso dei social media, con prevalenza femminile, sebbene il divario di genere si stia riducendo.
Come osserva Barbara Forresi, psicoterapeuta, è cruciale chiedersi quale funzione svolgano questi strumenti: regolazione emotiva (ansia, rabbia, tristezza), ricerca di connessione sociale, fuga dalla realtà. Limitare l'accesso non risolve il problema alla radice se non si comprende il disagio sottostante. Per molti, il mondo online può diventare l'unico luogo dove sentirsi accettati, competenti o semplicemente distratti dal proprio malessere.
L'OMS ha inserito l'Internet Gaming Disorder nell'ICD-11, segnalando la serietà del problema.
Le dipendenze, siano esse da sostanze o comportamentali, sono spesso la punta dell'iceberg di un disagio più profondo. Secondo una ricerca CNR-IRPPS, solo 3 giovani su 10 tra gli 11 e i 19 anni dicono di non soffrire di alcun disagio psicologico. L'Osservatorio Salute 2025 di Iqvia riporta che il 26% dei giovani italiani tra 18 e 24 anni dichiara di soffrire di ansia o depressione; il 25% di questi under 35 è in trattamento farmacologico (un raddoppio rispetto al 12% del 2024!).
L'incremento delle prescrizioni di antidepressivi tra i giovani (+38,5% rispetto al 2020 tra 10 e 34 anni, dati Iqvia) e di ansiolitici, come le benzodiazepine, è un segnale che non possiamo ignorare. Claudio Mencacci, co-presidente SINPF, ricorda che metà delle patologie mentali compare entro i 18 anni.
Queste "vie di fuga" (farmaci, gioco, sostanze, web) offrono un sollievo temporaneo, una momentanea disconnessione dal dolore o dalla pressione. Ma sono soluzioni illusorie che, a lungo andare, non fanno che aggravare il problema, creando nuove catene.
Di fronte a questo scenario complesso, la risposta del sistema è fondamentale. Paolo Molinari, capo del Dipartimento delle politiche contro la droga, cita l'istituzione di nuovi Fondi:
Oltre al Bonus Psicologo 2024-2025, con 21,5 milioni di euro stanziati.
Sono passi importanti, ma la domanda sorge spontanea: sono sufficienti? Il Bonus Psicologo, per esempio, negli anni passati, ha soddisfatto solo una minima parte delle richieste (1,7% nel 2023, 10% nel 2022). I servizi territoriali, come i centri antifumo (223 in Italia, concentrati al Nord), e i SerD (Servizi per le Dipendenze) lottano spesso con risorse limitate e personale insufficiente per far fronte a una domanda crescente e sempre più complessa. Una maggiore accessibilità dei servizi e criteri diagnostici più inclusivi possono contribuire all'aumento delle diagnosi, ma è la rete dei servizi sul territorio che deve essere potenziata in modo capillare.
Non esiste una bacchetta magica, ma un approccio multifattoriale è l'unica via percorribile:
Il quadro che emerge è complesso e, per certi versi, allarmante. Ma il pessimismo non è un'opzione. Ogni giovane che cade nella rete di una dipendenza è una sconfitta per l'intera comunità, ma ogni giovane che riusciamo ad aiutare, a comprendere, a instradare verso un percorso di crescita sana, è una vittoria preziosa.
La Generazione Z e le generazioni successive navigano in un mare pieno di insidie, ma possiedono anche risorse straordinarie di creatività, sensibilità e desiderio di autenticità. Il nostro compito, come adulti consapevoli e come società, è quello di fornire loro gli strumenti giusti per navigare queste acque, per riconoscere i pericoli e per scegliere la rotta verso un futuro più sereno e appagante. Non basta "tappare i buchi"; serve costruire fondamenta più solide, fatte di ascolto, empatia, educazione e supporto concreto. L'allarme è rosso, ma la speranza è verde, se sapremo coltivarla insieme.
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