Stampa questa pagina

ANCORA IN TEMA DI EPIDEMIA DA CORONAVIRUS: “DI NECESSITÀ, VIRTÙ”

 

LETTERA APERTA DEL DOTT. SALVATORE SISINNI
Specialista in Malattie Nervose e Mentali
Primario ospedaliero di Psichiatria

Ogni medaglia ha il suo rovescio. Ogni situazione della vita, anche quelle sfavorevoli - e quella che stiamo vivendo in questo periodo lo è (e quanto!) - può avere qualche aspetto positivo. Per cui accontentiamoci, non potendo fare altro. Sembra che il deprecabile fenomeno del bullismo sia molto diminuito. Sarà perché gli studenti, i giovani senza lavoro sono costretti a stare chiusi in casa o anche perché la gravità del momento scoraggia ad agire in modo sconsiderato verso i più deboli (compagni di scuola o di gioco), poveri di spirito o anziani barboni, senza tetto, che vivano ai margini della società. Ho letto in un giornale quotidiano: “Se le difficoltà aguzzano l’ingegno”, recita il titolo di un breve trafiletto. Non ci avevo mai pensato. Leggendolo, ho appreso che il grande William Shakespeare scrisse alcuni suoi capolavori (Re Lear, Amleto, Antonio e Cleopatra) durante l’epidemia di Peste del 1600; che il fisico Isaac Newton scoprì le Leggi di gravità mentre si trovava in un autoisolamento durante un’altra pestilenza del XVII secolo. Da qui la deduzione, molto probabile, che la solitudine involontaria e, quindi coatta, affina le capacità inventive, vale a dire acuisce l’ingegno. Né potevo immaginare, ancora, che il celebre verso “nessun uomo è un’isola”, che io ho citato in qualche mio libro, John Donne l’avesse scritto nel 1623, mentre viveva nella paura di restare vittima della “Morte Nera”. Ma anche l’intellettuale Albert Camus compose “La Peste”, altro capolavoro letterario, ispirandosi al focolaio della peste bubbonica che, all’epoca, scoppiò in Algeria. D’altro canto, c’è il detto popolare molto diffuso: “di necessità, virtù”. Vuol significare che, a volte, le condizioni di necessità determinano comportamenti virtuosi. Se, allora, le cose sono andate così - e non c’è alcun motivo per dubitarne - dovremmo aspettarci che fra qualche tempo venisse pubblicato un romanzo destinato all’immortalità, oppure qualche scoperta scientifica di grande portata. Ad esempio, un vaccino o un antibiotico o un chemioterapico efficace per contrastare il moltiplicarsi in maniera esponenziale del Coronavirus. Sarebbe davvero un fatto confortante, di grande aiuto per tutta la gente del Pianeta. Ma, da un certo punto di vista, sarebbe anche una magra soddisfazione: avremmo preferito che non ci fosse stata proprio questa epidemia/pandemia, cioè l’occasione che avrebbe determinato, in seguito, una scoperta scientifica degna di essere annoverata, a pieno titolo, nella storia della Medicina.

Questo sito utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni
Chiudendo questo banner acconsenti all'uso dei cookies.