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ZALEPLON

È una pirazolopirimidina, un ipnotico non-benzodiazepinico è stato introdotto recentemente. Agisce a livello dei recettori benzodiazepinici, l’inizio dell’azione è più rapido rispetto alle benzodiazepine ed ha una velocità di eliminazione maggiore, che conferisce un migliore profilo di sicurezza rispetto ai farmaci precedenti, ha una durata d’azione molto breve. Deve essere utilizzato solo per brevi periodi.È utilizzato nell’insonnia, grave e invalidante, in cui vi è difficoltà all’addormentamento, non è indicato invece come farmaco singolo per il trattamento della depressione e delle psicosi. Se durante l’assunzione del farmaco si verificano eventi come cefalea, astenia, sonnolenza, dipendenza, vertigini, amnesia, effetto paradosso è necessario interrompere il trattamento.Le dosi consigliate sono di 10 mg prima di coricarsi o dopo essere andati a letto in caso di difficoltà ad addormentarsi, negli anziani è consigliato dimezzare la dose.Non si deve assumere una seconda dose durante la stessa notte. Sembrerebbe non causare l’effetto rebound e l’effetto da sospensione. L’uso di questo farmaco è controindicato in caso di sindrome dell’apnea notturna, nella miastenia grave.Non deve essere utilizzato in caso di insufficienza respiratoria grave, insufficienza epatica grave, se vi è storia di abuso di alcol o droghe, nelle donne in gravidanza e in allattamento. È sconsigliato nelle persone sotto i 18 anni. Bisogna evitare l’uso prolungato e la sospensione improvvisa.

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ZECCA

Nome di varie specie di Acari. Parassite ematofaghe dell’uomo e degli animali, le zecche sono pericolose perché possono trasmettere agenti di malattie infettive. La specie più nota è la z. del cane (Ixodes ricinus), lunga 1-2 mm. La z. è un insetto che si attacca ostinatamente alla pelle, da cui succhia il sangue per giorni. Il morso di solito non è doloroso e non causa prurito, per cui può passare inosservato.I problemi che determina si limitano di solito a una lesione locale nella sede della puntura, raramente seguita da sintomi generali. Alcuni tipi di z., per fortuna rari nel nostro paese, possono trasmettere col loro morso gravi malattie, tra cui la malattia di Lyme.Le zecche provengono dagli animali domestici, oppure dagli arbusti del sottobosco (da qui si attaccano ai vestiti e quindi alla pelle, in genere durante un’escursione). La puntura della z. responsabile della malattia di Lyme non provoca né dolore né prurito, per cui spesso passa inosservata: casualmente, per esempio durante un bagno o una doccia, si riscontra la z. attaccata alla pelle.Quando la z. si stacca, la zona della puntura si presenta come un piccolo rigonfiamento rosso con la zona centrale un po’ ribassata, che si trasforma ben presto in crosta. Raramente, nei giorni successivi, il bambino può avere febbre, eruzione cutanea e ingrossamento dei linfonodi vicini.Cosa fare- Rimuovete la z.: la z. rimane attaccata alla pelle attraverso la sua bocca. Tentativi maldestri di asportare la z. possono pertanto facilmente causare il distacco della testa dell’insetto, che rimane infissa nella pelle e deve essere rimossa.- Utilizzate un paio di pinzette, o, in alternativa, le dita, o un filo avvolto intorno alle mascelle della z. Proteggete le mani con guanti o un fazzoletto e gli occhi con occhiali, per evitare di infettarvi.- Cercate di serrare la presa il più possibile vicino alla pelle, possibilmente in corrispondenza della testa tirate poi lentamente ma costantemente, con un delicato movimento di rotazione, finché l’insetto non molla la presa.- Se la z. è molto piccola, potete usare la lama di un coltellino o il bordo di una carta di credito.- Se avete rimosso la z., ma la testa è rimasta attaccata, dovete rimuoverla con un ago sterile (operando come per rimuovere una scheggia).- Una volta rimossa la z., disfatevene rimettendola nel suo ambiente naturale, o schiacciandola con una pietra, o buttandola nel water.- Lavate le mani e la zona della puntura con acqua e sapone.- Chiamate il medico se: non riuscite a rimuovere la z., la testa della z. è rimasta in profondità nella pelle, nella settimana successiva alla puntura compaiono febbre o un eruzione sulla pelle.Cosa non fare- Non cercate di rimuovere la z. facendola oscillare o tirandola bruscamente: favorireste il distacco della testa.- Non uccidete la z. schiacciandola con le mani.- Non cercate di staccare la z. cospargendola di smalto per le unghie, alcol o petrolio: si tratta di tentativi di interromperne la respirazione, destinati però all’insuccesso, perchè la z. respira solo poche volte in un’ora. Tali tentativi possono inoltre indurre nella z. il vomito, contribuendo a mettere in circolo tossine dannose.Se la zona o il bosco che frequentate è particolarmente a rischio per infestazione da zecche:- Camminare al centro dei sentieri evitando se possibile il contatto con la vegetazione.- Indossare calzature chiuse ed alte sulla caviglia, se possibile pantaloni e camicie a maniche lunghe.- Usare repellenti per insetti a base di permetrina ripetendo eventualmente l’applicazione ogni 2-3 ore. Questi prodotti non vanno applicati sulla pelle, ma sui vestiti.- Una volta di ritorno a casa procedere ad un’accurata ispezione di tutto il corpo, parti coperte e scoperte senza trascurare il cuoio capelluto, per verificare la presenza di zecche ed effettuare una immediata rimozione.

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ZIGOMATICO, osso

Osso della faccia, chiamato anche osso malare, posto a ponte (arcata zigomatica) tra il mascellare e tre ossa del cranio (frontale, squama del temporale e grande ala dello sfenoide). L’osso z. forma la parete esterna e parte della parete inferiore dell’orbita. La notevole prominenza dell’osso z. costituisce uno dei tratti fisionomici caratteristici di alcune razze umane (razza gialla, razza amerinda).

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ZIGOMO

Parte della faccia situata inferiormente e lateralmente rispetto agli occhi, che corrisponde al rilievo dell’osso zigomatico (arcata zigomatica).

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ZIGOTE

Cellula che risulta dall’unione dello spermatozoo con la cellula uovo al momento della fecondazione in essa viene ristabilito il corredo di 46 cromosomi, che si era ridotto a metà in ciascuna delle due cellule germinali durante il loro processo di maturazione. Dalla suddivisione dello z. e delle cellule che ne derivano origina il nuovo individuo (vedi FECONDAZIONE).

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ZILGREI, metodi di

Metodo di manipolazione messo a punto intorno al 1970 dall’italiana Adriana Zillo e dallo statunitense Hans Greissig. La manipolazione Z. si svolge essenzialmente in due tempi: la messa in tensione e la manipolazione. Con la messa in tensione, il terapeuta fa compiere al collo una rotazione fino a quando ha la sensazione di essere arrivato alla fine del movimento possibile. La manipolazione consiste nell’imprimere un ulteriore movimento di rotazione in modo da superare la resistenza incontrata. L’articolazione produce allora un rumore caratteristico, detto scroscio. Fra la rotazione e la manipolazione il paziente esegue alcune respirazioni profonde ciò permette di proseguire nel movimento perché la respirazione modifica, anche se leggermente, la curvatura della colonna vertebrale, che diventa in tal modo più elastica.

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ZINCO, ossido di

Medicamento facente parte di una categoria di sostanze che trovano indicazione nella protezione di superfici altrimenti non più protette dalla cute come ulcere e ferite, e il cui compito è di formare uno strato protettivo e di assorbire gli eventuali essuadati. L’ossido di z. entra come componente nella lozione di calamina usata come mitigante e disidratante.

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ZOLFO

Elemento presente in tracce nell’organismo umano che partecipa al metabolismo delle cartilagini, del fegato e della pelle, dei peli e delle unghie. L’organismo trae lo z. in forme biologicamente disponibili principalmente da due aminoacidi (cisteina e metionina) contenuti nelle proteine. Un adeguato apporto di proteine animali preserva da disturbi carenziali, che si evidenziano come disturbi delle cartilagini. È utilizzato sotto varie forme anche naturali (acque, fanghi solforati) per la terapia delle artrosi, delle infiammazioni croniche delle vie respiratorie, per le malattie della pelle di tipo acneico.

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ZOLLINGER-ELLISON, sindrome di

Condizione morbosa caratterizzata da grave ipersecrezione gastrica acida, da ulcere peptiche croniche recidivanti, spesso multiple e a volte localizzate in sedi atipiche, e dalla presenza di un tumore endocrino secernente quantità eccessive di gastrina, che nella maggior parte dei casi è localizzato al pancreas. A volte si associano anche tumori a carico di altre ghiandole endocrine (paratiroidi, ipofisi, surrene). È una malattia grave, in relazione alla malignità del tumore, o a eventuali complicazioni a carico delle lesioni ulcerose (emorragie, perforazioni).

Terapia
La terapia richiede la gastrectomia totale oltre all’asportazione del tumore.

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ZOLPIDEM

È una imidazopiridina, non è una benzodiazepina, ma agisce comunque a livello dei recettori delle benzodiazepine (o sottotipi di recettori). Ha una durata d’azione breve. L’assunzione del farmaco può causare diarrea, nausea, vomito, vertigini, barcollamenti, cefalea, sonnolenza, astenia sono stati riportati dipendenza, quindi la durata del trattamento deve essere breve e non superare le due settimane, disturbi della memoria, incubi, acatisia notturna, depressione, confusione, disturbi percettivi o diplopia, tremore, atassia, cadute.È utilizzato nella terapia dell’insonnia (utilizzo a breve termine) la sua azione insorge entro circa 30 minuti. Evitare l’uso prolungato (e quindi la sospensione improvvisa). La dose consigliata è di 10 mg prima di coricarsi negli anziani (o debilitati) e consigliabile dimezzare la dose è sconsigliato l’uso nei bambini.L’assunzione di questo farmaco è controindicato in caso di sindrome dell’apnea ostruttiva nel sonno, insufficienza polmonare acuta, depressione respiratoria, miastenia grave, insufficienza epatica grave (se non grave ridurre la posologia), insufficienza renale grave, psicosi, anziani (sembra che aumenti il rischio di fratture), gravidanza e allattamento, storia di abuso di droghe e alcol. Può persistere sonnolenza durante il giorno successivo all’assunzione soprattutto se assunto a notte inoltrata, questo può compromettere lo svolgimento delle normali attività in particolare la guida, il farmaco potenzia l’effetto dell’alcol, ha interazioni con gli ansiolitici e gli ipnotici. Bisogna evitare l’uso prolungato e la sospensione improvvisa.

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ZONDEK, reazione di

(Prende il nome da Bernhard Zondek, ginecologo polacco - Wronke, Posnania 1891 - New York 1966). vedi "ASCHHEIM-ZONDEK, reazione di"

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ZOOFILIA

Termine che viene usato per designare un modesto disturbo dell’affettività che spinge alcuni individui ad una esagerata espansività nei confronti degli animali. In genere ci si trova di fronte a soggetti iperaffettivi, ossessionati di tenerezza, ai quali le circostanze della vita non hanno concesso delle normali soddisfazioni (celibi, coppie senza figli, ecc.) e che d’altra parte sono trattenuti da un vago rancore verso l’umanità e da un costante sottofondo di egoismo dall’orientare i loro sentimenti altruisti verso dei fini filantropici.Nel DSM-IV la z. è citata tra le forme non altrimenti specificate di parafilia ed è intesa come relazione sessuale con animali.Per evitare confusioni terminologiche è opportuno definire tale parafilia z. erotica.

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ZOOFOBIA

Paura patologica, immotivata, suscitata dalla presenza, o anche soltanto dal pensiero, di animali. In psicopatologia la z. è una delle forme di comportamento fobico dei nevrotici.Ciononostante la z. può manifestarsi in certe società, in certe epoche storiche, in un determinato sesso, anche al di fuori di un quadro strettamente patologico: ad esempio è nota la z. dei ragni, dei topi, e dei serpenti, diffusa tra le donne nella nostra cultura.La z. può anche essere immaginaria, soprattutto tra i bambini: è per esempio frequente la fobia infantile del lupo, conosciuto unicamente attraverso fiabe e racconti. Talvolta la z. si collega ad un animale in quanto sudicio ed apportatore di contagi e malattie.La psicoanalisi spiega la z. riportandola a conflitti psichici di carattere sessuale nel soggetto fobico, per cui l’animale oggetto della fobia sarebbe per lo più un rappresentante simbolico d’una persona temuta e desiderata inconsciamente.

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ZOOPROFILASSI

Forma di politica sanitaria tesa a prevenire, individuare e curare le zoonosi (brucellosi, leptospirosi, rabbia, tetano e toxoplasmosi).

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ZOOPSIA

Particolare forma di delirio allucinatorio che consiste nella visione di animali, spesso strani e mostruosi, per lo più terrificanti. In genere c’è la visione di animali di grossa taglia (macrozoopsie), ben distinguibili nelle loro forme e associati a uno stato emotivo-affettivo di paura e minaccia, più raramente piacevole o di meraviglia. Talora si associa ad un’esperienza dermatozoica, ossia una visione di animali di piccola taglia (microzoopsie) che si situano sulla superficie corporea del paziente, evocando uno stato di disgusto e ribrezzo e un comportamento di allontanamento.La z. è frequente nell’alcolismo acuto e anche nell’intossicazione da droghe e allucinogeni.

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ZOPICLONE

È un ciclopirrolone, non è una benzodiazepina, ma agisce a livello degli stessi recettori delle benzodiazepine (o sottotipi di recettori). Ha una breve durata d’azione. Evitare l’uso prolungato e la sospensione improvvisa.Durante l’assunzione del farmaco si possono verificare gusto amaro o metallico disturbi gastrointestinali inclusi nausea e vomito, secchezza delle fauci irritabilità, confusione, umore depresso sonnolenza, barcollamenti, vertigini, sensazione di testa vuota e scoordinazione cefalea dipendenza reazioni da ipersensibilità (incluse orticaria e rash) allucinazioni, incubi, amnesia e disturbi del comportamento (inclusa aggressività).Viene utilizzato per il trattamento a breve termine dell’insonnia. La dose consigliata è di 7,5 mg prima di coricarsi anziani, all’inizio 3,75 mg prima di coricarsi, da aumentare se necessario. Miastenia grave, insufficienza respiratoria, sindrome dell’apnea notturna grave, insufficienza epatica grave, insufficienza respiratoria grave, gravidanza e allattamento, anziani, storia di abuso di alcol e droghe, psicosi. Può persistere sonnolenza il giorno dopo l’assunzione soprattutto se assunto a notte inoltrata, compromettendo lo svolgimento di attività complesse in particolare la guida. Potenzia gli effetti dell’alcol e ha interazioni con ansiolitici e ipnotici. È sconsigliata l’assunzione nei bambini.

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ZOPPIA

vedi CLAUDICAZIONE

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ZUCCHERO

La denominazione zucchero indica specificamente il saccarosio, largamente diffuso nei vegetali, ma di introduzione relativamente recente nell’alimentazione moderna. Viene estratto dai vegetali soprattutto la canna da z. e la barbabietola da z. Grezzo si presenta in masse cristalline di colore giallo-bruno sottoposto a processi di raffinazione e decolorazione lo z. diventa bianco, cristallino, raffinato. La composizione chimica dello z. (quello in commercio è formato dall’unione di una molecola di fruttosio e una di glucosio) lo rende essenzialmente un alimento energetico (4 kcal per grammo come tutti i glucidi) privo di qualsivoglia funzione plastica o protettiva come tale è indicato in alcune circostanze che richiedono un apporto di energia prontamente utilizzabile (come nella pratica sportiva, per esempio), ma in tutti gli altri casi non è conveniente superare il 5-7% del totale delle calorie giornaliere, pari a circa 25-45 g di z. visibile e invisibile al giorno. Un eccessivo consumo di “calorie vuote” (così sono state definite le calorie fornite dallo z.) tende a ridurre il consumo di alimenti protettivi, perché lo z. e gli alimenti dolci deprimono l’appetito.È opinione corrente della maggior parte dei nutrizionisti che occorre limitare il consumo di z., poiché il saccarosio è ritenuto corresponsabile di alcune malattie come l’obesità, il diabete, la carie dentaria e l’arteriosclerosi. Il rapporto tra consumo di z. e incidenza di alcune malattie dismetaboliche è stato riscontrato sulla base di ricerche epidemiologiche molto attendibili, tuttavia è importante rilevare che non è dannoso lo z. in sé, ma piuttosto un uso continuo e smodato, tenendo anche presente che lo z. che è ingerito non è solo quello aggiunto al latte o al caffè, ma anche quello contenuto nei vari dolciumi (zuccheri nascosti).

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