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JACKSONIANA, epilessia

 

vedi EPILESSIA JACKSONIANA

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JET-LAG, sindrome

 

Malessere legato al cambiamento di fuso orario. È caratterizzata da turbe del sonno, inappetenza, nausea, irregolarità dell'intestino, malessere generale, senso di spossatezza, riduzione dell'efficienza psichica con depressione del tono dell'umore. Si tratta di una sindrome complessa alla quale contribuiscono un gran numero di variabili. La ragione fondamentale è l'alterazione dei ritmi circadiani che manifestano un'inerzia ad adattarsi alle nuove alternanze di luce e buio. La sindrome tende a presentarsi principalmente in individui sopra i 50 anni di età e durata e severità sono proporzionali al numero di fusi orari attraversati, alla direzione (est o ovest) del volo e all'ora di partenza e arrivo. Allungare o accorciare il giorno non è la stessa cosa. È, infatti, dimostrato che spostandosi verso est sono necessarie più ore per riadattarsi rispetto a quando si va verso ovest. Il disturbo si manifesta, in genere, il secondo giorno dopo l'arrivo poiché il sonno del primo giorno recupera quanto perso durante il viaggio aereo. La durata del disturbo è di 2-3 giorni circa, arrivando ad un massimo di 7-10 per i viaggi verso est che hanno comportato l'attraversamento di 8-12 fusi orari. Ogni giorno si dovrebbero recuperare circa 90 o 60 minuti rispetto allo sfasamento, rispettivamente da volo verso ovest e verso est.

Terapia
È necessario adattarsi il più in fretta possibile ai ritmi del paese di arrivo. Spostare, quindi, il proprio orologio interno con il ritmo luce-buio locale e, se possibile, anticipare questo aggiustamento sin dall'inizio del viaggio. La luce è, infatti, uno degli orologi più efficienti per regolare i ritmi dell'organismo. Altri semplici accorgimenti riguardano l'alimentazione, per esempio pranzando e cenando secondo l'orario in vigore nel Paese di destinazione. Già in aereo poi è importante bere molti liquidi ed evitare bevande alcoliche o stimolanti come il caffè. Può essere utile anche, nelle 24 ore che precedono la partenza, evitare di sottoporsi a stress di qualsiasi natura: uno stato di rilassamento generale, infatti, aiuta l'organismo ad adattarsi con più facilità ai nuovi ritmi. Ma la tendenza più diffusa negli ultimi anni per ridurre o eliminare i disturbi da jet lag è il ricorso alla melatonina. La melatonina è un ormone prodotto da una ghiandola posta alla base del cervello, la ghiandola pineale o epifisi. Viene sintetizzata o secreta di notte, poco dopo la comparsa dell'oscurità le sue concentrazioni nel sangue aumentano rapidamente e raggiungono il massimo tra le 2 e le 4 di notte per poi ridursi gradualmente all'approssimarsi del mattino. L'esposizione alla luce inibisce la produzione della melatonina in misura dose-dipendente. A dosi farmacologiche la melatonina sembra poter risincronizzare l'orologio biologico interno in caso di variazioni indotte da repentini cambi di fuso orario.
Per evitare il jet-lag, possono esser dÕaiuto alcune misure che ricalibrano il sistema sonno-veglia al nuovo ritmo giorno-notte. Intanto, prima della partenza,  utile un adeguato riposo (almeno 1-2 notti di sonno regolare, possibilmente coricandosi pi tardi del solito se si viaggerˆ verso Ovest e pi presto se verso Est). Raccomandabile  poi lÕastensione da alimenti e pasti pesanti, nonchŽ da bevande alcoliche, tranquillanti o sonniferi. La melatonina sintetica pu˜ servire a mimare il ritmo circadiano della sua secrezione naturale: appena arrivati, sono consigliabili 2-5 milligrammi della sostanza, assunti la sera, unÕora prima di mettersi al letto, per quattro giorni. Per una maggiore efficacia, la cura andrebbe cominciata 3-4 giorni prima della partenza e continuata per altrettanti giorni dopo lÕarrivo. Dosi e tempi di somministrazione vanno comunque decisi assieme al medico di fiducia (in base alle caratteristiche della persona, alla durata del viaggio e alla differenza di fuso orario).

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JET-LESION

Termine inglese che indica le lesioni provocate nell'organismo dalle grandi variazioni della forza di gravità (accelerazione-decelerazione) cui sono sottoposti i piloti degli aviogetti e gli astronauti. Le sollecitazioni in gioco sono molto grandi e possono superare i limiti di resistenza di alcuni tessuti particolarmente delicati. Le lesioni più osservate sono: distacchi di retina, emorragie retiniche, epistassi, visione nera e lipotimia per transitoria ischemia cerebrale.

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JUNG, metodo di

C. G. Jung, considerato dapprima dallo stesso Freud il proprio erede spirituale, si distaccò nel 1913 dall'ortodossia freudiana dando vita ad un sistema personale che prese il nome di psicologia analitica. Una differenza fondamentale tra Freud e J. , riguarda il carattere della libido: J. rifiuta di considerare questa in termini esclusivamente sessuali, interpretandola invece sotto forma di energia generalizzata che si manifesta in tutto il processo vitale dell'individuo. Tale energia, inizialmente al servizio della crescita e della nutrizione, assumerebbe carattere sessuale dopo la pubertà. J. apportò delle modifiche anche alla concezione freudiana della struttura della personalità, che suddivise in tre distinti livelli: il conscio, l'inconscio personale e l'inconscio collettivo. Il conscio, come per Freud, rappresenta il principale canale di comunicazione e di adattamento con la realtà e l'ambiente esterno. L'inconscio personale, situato subito al di sotto della coscienza, contiene gli impulsi, i desideri, le esperienze, relative alla storia personale dell'individuo. Tali contenuti, dimenticati, possono tuttavia, secondo J. , essere agevolmente riportati alla coscienza in quanto l'inconscio personale non è molto profondo. Il terzo livello psichico, situato al di sotto dell'inconscio personale, è rappresentato dall'inconscio collettivo, che ha carattere universale, racchiudendo in sé la storia dell'umanità e le esperienze di tutte le passate generazioni. Questo livello più profondo è la sede di immagini primordiali universali, che J. definì "archetipi", considerati i centri dell'energia psichica. Gli archetipi si manifestano alla coscienza dell'individuo sotto forma di immagini in occasione di esperienze umane decisive o in stadi particolari della vita (per esempio durante l'adolescenza) condizionando l'intera esperienza psichica ed emotiva. La presenza degli archetipi è rintracciabile nei sogni e nel ricco materiale simbolico presente in tutte le culture, anche se di origini diverse e molto distanti tra loro. Uno degli aspetti più conosciuti dell'opera di J. riguarda gli studi sui tipi psicologici, che egli suddivise in introversi ed estroversi. L'introversione e l'estroversione sono considerati atteggiamenti presenti in ogni individuo, sebbene in gradi diversi. Generalmente uno dei due è infatti più pronunciato rispetto all'altro ed assume carattere stabile e dominante. L'introversione è l'atteggiamento dei soggetti che traggono le proprie motivazioni principalmente da fattori interiori e soggettivi: sono individui più contemplativi ed introspettivi, scarsamente orientati verso il mondo esterno e i rapporti sociali. L'estroversione è invece l'atteggiamento dei soggetti che traggono le proprie motivazioni prevalentemente da fattori esterni: sono individui socievoli, molto influenzabili e partecipi a fatti e situazioni dell'ambiente circostante. Non è sempre facile classificare un individuo in base a questi due aspetti sia perché lo stesso individuo può oscillare da un atteggiamento ad un altro nel corso della vita e a seconda delle circostanze, sia perché è difficile osservare un alto grado di introversione ed estroversione ed è più frequente la presenza di tipi intermedi. Metodo J. ritiene che nel momento in cui occorre chiarire un fatto psicologico sia necessario valutarlo sotto due aspetti, l'aspetto causale e l'aspetto finale. La concezione finalistica intende le cause come mezzo diretto a uno scopo. Un semplice esempio è il problema della regressione: causalmente la regressione è dovuta alla "fissazione alla madre" finalisticamente, invece, la libido regredisce all'imago della madre per cogliervi le associazioni mnestiche attraverso le quali può avvenire lo sviluppo, ad esempio, dal sistema sessuale a un sistema psichico. La sua teoria guarda al risultato finale dell'analisi e considera gli impulsi fondamentali dell'inconscio come simboli, che indicano una determinata linea dello sviluppo futuro. Dobbiamo tuttavia ammettere che non c'è giustificazione scientifica per quest'ipotesi, perché la nostra presente scienza naturale si fonda completamente sulla causalità. Ma la causalità non è che uno dei principi e la psicologia non può essere esaurita con metodi soltanto causali, perché lo spirito vive anche in vista di scopi. (. . ) Un'esclusiva riduzione a cause rinforza le tendenze primitive della personalità, ma ciò è giovevole soltanto se queste tendenze primitive vengono in pari tempo tenute in equilibrio mediante il riconoscimento del loro valore simbolico. In tal senso, J. legge i sintomi quali simboli di cambiamenti da effettuare, non soltanto come segni di disadattamento da riadattare, e tale visione della patologia lo induce ad avvalersi dialetticamente nell'attività psicoterapeutica sia del metodo riduttivo sia del metodo costruttivo: mentre il metodo riduttivo implica l'uso di modalità interpretative, adeguate al problema in atto in quel momento, il metodo costruttivo, che consiste nell'accompagnare il paziente nella realizzazione del progetto esistenziale rivelatogli dall'inconscio, chiama in causa la personalità del terapeuta.
La pratica terapeutica junghiana è caratterizzata dal rifiuto di ogni forma di rigorismo tecnico e dall'impegno personale dell'analista che, per contribuire alla crescita del soggetto, deve al contempo trasformare se stesso. J. , quindi, a differenza di Freud che utilizza esclusivamente il metodo riduttivo e considera il materiale analiticamente, risolvendo cioè il presente nel passato, ritiene che tale materiale vada trattato sinteticamente, attraverso la costruzione del futuro dal presente e attraverso il tentativo di stabilire rapporti tra coscienza e inconscio, tra coppie di opposti psichici, per fornire una nuova base alla personalità, sulla quale edificare un saldo equilibrio psichico.

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